Fermata #312 - Chiamata alle armi
Gli attacchi assistiti dall'AI hanno aperto una nuova fase. L'industria Bitcoin sta già rispondendo e la selezione appena iniziata renderà il software più resistente
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Sabato scorso, nella Fermata #311, ho scritto che ci sarebbe voluto tempo perché la piramide tecnica costruita sopra Bitcoin si irrobustisse. Sono bastati pochi giorni per capire quanto.
BTCPay Server ha comunicato una vulnerabilità critica presente in tutte le versioni precedenti alla 2.4.2. Un attaccante remoto poteva ottenere i macaroon amministrativi di LND - la principale implementazione del Lightning Network - prendere il controllo del nodo Lightning collegato e spostarne i fondi. L’attacco è avvenuto davvero, alcuni operatori hanno perso bitcoin e dei sostenitori del progetto hanno messo sul tavolo una ricompensa pari al 10% dei fondi restituiti, fino a un massimo di 3 BTC.
Poi è arrivata Trezor. Un accesso abusivo ai sistemi di ShipMonk, uno dei suoi partner logistici, ha esposto i dati personali di 13.689 clienti. Per 11.742 persone la fuga comprende nome, email, numero di telefono e indirizzo di spedizione. Chi ha comprato un hardware wallet per difendere i propri bitcoin potrebbe ora ricevere una telefonata, una lettera o un’email costruita apposta per convincerlo a consegnare il backup.
I dispositivi Trezor sono rimasti sicuri. Anche i wallet on-chain di BTCPay Server sono rimasti fuori dal perimetro dell’exploit. Eppure i due incidenti mostrano quanto sia diventato largo il confine da difendere: codice, credenziali, nodi, integrazioni, fornitori, indirizzi di casa.
Ogni funzione in più aggiunge una dipendenza e ogni dipendenza offre un altro punto da cui provare a entrare. Fermarsi qui, però, significa guardare soltanto metà della scena.
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1) Un TRNG (True Random Number Generator) sul secure chip;
2) Un TRNG (True Random Number Generator) sul microcontrollore;
3) Un valore casuale installato su ciascun BitBox02 durante la configurazione in fabbrica e unico per ogni dispositivo;
4) Dati casuali generati dal dispositivo su cui viene utilizzata la BitBoxApp;
5) Un hash crittografico derivato dalla password del dispositivo scelta dall’utente.
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L’incentivo a difendere
Nella Fermata precedente avevo anche raccontato la nascita del Bitcoin Red Team, il gruppo coordinato da Calle e Rob Hamilton che ha iniziato a passare centinaia di repository al setaccio con gli stessi modelli capaci di assistere gli attaccanti. Da allora il lavoro è proseguito: migliaia di segnalazioni, tentativi di riproduzione locale delle vulnerabilità più gravi e comunicazione privata ai team interessati prima della pubblicazione.
OpenSats ha finanziato la campagna. La BTCPay Server Foundation ha assegnato 0,21 BTC sia a Craig Raw, lo sviluppatore di Sparrow Wallet che ha segnalato la falla, sia al Bitcoin Red Team che ha aiutato ad analizzarla.
Anche Trezor aveva già imposto ai partner la cancellazione o l’anonimizzazione dei dati dopo 90 giorni, limitando la portata della violazione. Ora prepara consegne più riservate con ritiro nei locker, imballaggi neutri e cancellazione automatica degli identificativi di spedizione.
Questa è teoria dei giochi applicata alla sicurezza.
Un attaccante cerca una vulnerabilità perché il premio è immediato: i fondi che riesce a sottrarre. In troppi casi il difensore sostiene il costo della ricerca per evitare una perdita futura, incerta e difficile da mostrare in un bilancio. I bug bounty e i finanziamenti che dall’industria stanno fluendo verso il Red Team e il danno reputazionale prodotto da ogni incidente stanno cambiando gli incentivi.
Ora trovare per primi una falla, riprodurla e segnalarla responsabilmente può portare denaro, prestigio e nuovi clienti. Ignorarla, invece, può far sparire un’azienda (come Coinkite).
L’AI open-weights ha abbassato il costo dell’attacco ma sta abbassando anche il costo della difesa. Come ha spiegato lo sviluppatore di BitBox Luca Giuliani nella prima parte dell’intervista a Quello che i Bitcoiner non dicono, un sistema è sicuro finché attaccarlo costa più di quanto si possa guadagnare. Quel rapporto è cambiato e tutto il settore deve ricostruire il margine.
Il vecchio modello della sicurezza informatica concedeva tempo: audit prima del rilascio, segnalazione privata, patch e aggiornamento degli utenti. Gli LLM capaci di analizzare codice e produrre prove di attacco stanno comprimendo ogni passaggio. Una vulnerabilità può passare dalla scoperta allo sfruttamento mentre molti operatori devono ancora leggere l’avviso.
La difesa dovrà quindi diventare continua. Scansioni a ogni aggiornamento, canali chiari per le segnalazioni, fondi già disponibili per le ricompense, procedure di emergenza e alternative pronte quando un servizio si ferma.
Gli attaccanti hanno mosso per primi. La risposta è un’industria che mette insieme sviluppatori, modelli, potenza di calcolo e capitali per rendere la caccia difensiva almeno altrettanto conveniente.
La ridondanza diventa un prodotto
La reazione riguarda anche ciò che viene costruito sopra Bitcoin.
Dopo la sospensione di Boltz, Blockstream ha annunciato Blockstream Swaps, un servizio interno per scambiare bitcoin tra Lightning, mainchain e Liquid senza consegnarne la custodia a un intermediario. Gli atomic swap garantiscono che le due parti dell’operazione si completino insieme oppure che i fondi tornino ai proprietari.
Il prodotto era già in sviluppo prima della crisi ed è ancora in beta con un gruppo selezionato di partecipanti. La scomparsa improvvisa di un provider come Boltz ha mostrato il rischio di costruire decine di wallet sopra lo stesso punto di passaggio. La risposta più utile è offrire più strade.
Arkade ha seguito una logica simile con Intents, un’interfaccia comune attraverso cui wallet e applicazioni possono chiedere quotazioni eseguibili a provider diversi. L’utente sceglie le condizioni, finanzia la transazione e conosce in anticipo sia il percorso di esecuzione sia quello di recupero. Il provider incassa dopo aver completato il pagamento; in caso contrario, scatta la cancellazione o il rimborso a tempo definito nella transazione.
La prima rotta è in fase di rilascio su arkade.money e permette di pagare invoice Lightning. La ricezione arriverà dopo. Anche qui siamo davanti a una developer preview, ma il disegno è interessante: un wallet può sostituire un provider senza ricostruire ogni volta l’intera integrazione. I fornitori competono su prezzo, liquidità e affidabilità, mentre Bitcoin rimane il confine di settlement e di uscita.
Nel frattempo Breez ha pubblicato Glow, un’app di riferimento open source costruita sul proprio SDK. Consente di ricevere e inviare pagamenti Lightning, tenere un saldo stabile denominato in dollari tramite USDB e convertire automaticamente tra quel saldo e bitcoin quando entra o esce un pagamento. Permette anche di inviare USDC e USDT su oltre 30 reti partendo da un saldo in bitcoin.
Glow aggiunge parecchia complessità e dovrà guadagnarsi sul campo la fiducia che oggi può soltanto promettere. Mostra però che il settore continua a lavorare sul problema giusto: rendere accessibili pagamenti, swap e saldi diversi senza obbligare l’utente a gestire in prima persona ogni canale, rotta e dettaglio tecnico.
Blockstream Swaps, Arkade Intents e Glow hanno architetture e obiettivi differenti. Li unisce la ricerca di una via d’uscita dalla dipendenza da un singolo operatore.
La selezione è iniziata
È allettante usare la parola “antifragile”. Costa poco a chi ha ancora tutti i propri fondi.
Gli utenti colpiti da Coldcard e BTCPay Server hanno pagato un prezzo reale. Chi compare nel database sottratto a ShipMonk vivrà con un rischio maggiore di phishing e contatti mirati. La crescita che passa attraverso perdite altrui merita rispetto, prima ancora dell’ottimismo.
Resta il fatto che il software diventa battle tested proprio così: subisce attacchi, espone i propri errori, li corregge e torna sotto esame. L’arrivo di modelli capaci di leggere milioni di righe di codice in poche ore ha compresso questo ciclo e quello che prima poteva richiedere anni ora avviene in giorni.
Alcune aziende spariranno perché il loro prodotto reggeva su codice fragile o su un team troppo piccolo per difenderlo. Ne nasceranno altre attorno alla revisione continua, alla ridondanza e alla separazione dei rischi. I progetti capaci di sopravvivere cambieranno processi, incentivi e architetture. Alla fine useremo software passato attraverso una pressione che nessun audit occasionale avrebbe potuto riprodurre.
L’open source espone il codice allo sguardo degli attaccanti e offre la stessa visibilità a migliaia di difensori. La differenza la fanno gli incentivi. Il Bitcoin Red Team, le ricompense di BTCPay Server e l’accelerazione dei progetti che riducono la dipendenza da Boltz indicano che quegli incentivi hanno già iniziato a muoversi.
Bitcoin, sotto questo strato di applicazioni, continua a produrre blocchi. La tempesta sta investendo soprattutto tutto ciò che gli abbiamo costruito attorno per renderlo più comodo, veloce e interoperabile.
Per ora la scelta più conservativa consiste nel ridurre la superficie. Un seed generato correttamente, un wallet aggiornato e fondi custoditi on-chain. Su Lightning terrei soltanto le somme che servono davvero per pagare, rinviando la gestione di canali importanti, gli swap frequenti tra asset e gli esperimenti con servizi appena lanciati. Le nuove soluzioni si possono osservare, provare con piccole cifre e lasciare maturare.
Ci sarà tempo per tornare in mare. Durante la tempesta, il porto sicuro resta on-chain.
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