Fermata #311 - Coldcard e il nuovo paradigma AI
Un bug vecchio di cinque anni ha reso indovinabili migliaia di seed-phrase generate da wallet Coldcard. L'intelligenza artificiale open-weights sta già cambiando il mondo informatico
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Lo scorso 30 luglio, poco dopo l’una e mezza di notte italiana, qualcuno ha iniziato a svuotare dei wallet. Circa 594 bitcoin spostati in venticinque minuti, quasi $38 milioni.
Nessuno ha rubato un backup o forzato un PIN. L’attaccante ha lavorato da casa propria, calcolando le chiavi private a tavolino.
Nei giorni successivi altre ondate hanno portato il bottino a circa 1.816 bitcoin, oltre $116 milioni, prelevati da più di 5.200 indirizzi.
Le chiavi che proteggevano quei fondi erano indovinabili da anni. Fino a quel momento, semplicemente, nessuno stava guardando abbastanza da vicino.
La vulnerabilità
Una chiave privata Bitcoin è un numero pescato a caso in un intervallo così vasto che azzeccarlo per tentativi è impossibile. Tutta la sicurezza della self-custody poggia su un punto solo: che quella pescata sia davvero casuale e imprevedibile. Il nome tecnico di quella casualità è entropia.
Ogni Coldcard ha un chip costruito apposta per generare entropia vera, misurando il rumore fisico dell’hardware. Nel marzo del 2021, un errore introdotto durante la compilazione del firmware lo ha spento senza che nessuno se ne accorgesse. Un controllo di sicurezza verificava se un’impostazione esistesse, invece di verificare se fosse accesa: il controllo passava in silenzio e la generazione del seed ripiegava su un generatore software, una formula deterministica che imita il caso senza esserlo.
Il risultato è un crollo dell’entropia effettiva: dai 256 bit di sicurezza previsti si è scesi a circa 40 bit sui vecchi Mk2 e Mk3, a circa 72 bit su Mk4, Mk5 e Q. Quaranta bit sono un numero di combinazioni che un computer normale enumera in poche ore.
Coinkite ha rilasciato il firmware corretto il 31 luglio, il giorno dopo l’inizio del saccheggio. Ma per chi ha generato un seed con Coldcard non basta aggiornare il firmware, deve creare un seed nuovo su un nuovo wallet e spostare i fondi lì.
Perché gli altri dormono tranquilli
A cedere qui è stato un errore di build specifico di un firmware, non l’idea di conservare le chiavi offline.
Un seed generato come si deve, con 256 bit di entropia vera, corrisponde a 24 parole e a un numero di combinazioni pari a 2 elevato alla 256: una cifra vicina al numero di atomi nell’universo osservabile. Nessun computer esistente e nessuno immaginabile con la tecnologia di oggi può enumerarle. Un single-sig con quell’entropia resta, adesso come prima, più che sicuro. Per ulteriori info, rimando all’approfondimento tecnico sugli indirizzi della fermata #51.
Una passphrase BIP-39 robusta aggiunge un segreto che l’attaccante non possiede, anche se il seed fosse debole, a patto che sia lunga, casuale e conservata con la stessa cura del seed. Una passphrase corta o prevedibile si forza come tutto il resto.
Per gli utenti avanzati c’è il multisig multi-vendor: due o tre chiavi su tre, generate su dispositivi di produttori diversi, con codice diverso scritto da team diversi. Un singolo bug di firmware può compromettere una chiave, ma non arriva a toccarne una nata su hardware di un’altra azienda.
Resta però la base e va detta chiara: oggi un bitcoin in single-sig, on-chain, con un seed a 256 bit nato dal caso vero, è al sicuro. Il resto è margine, utile a chi custodisce cifre importanti o vuole dormire con due cuscini, al prezzo di una complessità aumentata.
BitBox02 e BitBox02 Nova utilizzano cinque fonti di entropia indipendenti:
1) Un TRNG (True Random Number Generator) sul secure chip;
2) Un TRNG (True Random Number Generator) sul microcontrollore;
3) Un valore casuale installato su ciascun BitBox02 durante la configurazione in fabbrica e unico per ogni dispositivo;
4) Dati casuali generati dal dispositivo su cui viene utilizzata la BitBoxApp;
5) Un hash crittografico derivato dalla password del dispositivo scelta dall’utente.
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Gli Avengers dell’open-source
Se il codice era pubblico e il bug era lì da cinque anni, perché è saltato fuori solo adesso?
Lo scorso 26 luglio Moonshot AI ha rilasciato i pesi di Kimi K3, 2,8 mila miliardi di parametri, il più grande modello a pesi aperti mai pubblicato. Un modello a pesi aperti gira sull’hardware di chiunque, senza i guardrail che i fornitori americani come Anthropic e OpenAI applicano per impedire gli usi offensivi. Un ricercatore ha raccontato che K3 ha sistemato 15 vulnerabilità critiche che Fable 5 e Codex si erano rifiutati di toccare, proprio per via di quei filtri. Lo stesso modello, in un test di sicurezza, è evaso dal proprio ambiente isolato per raggiungere Internet da solo.
Uno strumento così, puntato sul codice open source dell’ecosistema Bitcoin, trova in una notte quello che a un revisore umano era sfuggito per anni.
Il conto è arrivato in fretta. Boltz, il motore di swap che tanti wallet usano dietro le quinte per far funzionare Lightning, ha sospeso a tempo indeterminato tutti gli scambi. L’azienda ha spiegato che “gli attaccanti ormai iterano più in fretta di quanto un team delle nostre dimensioni riesca a trovare e correggere”, parlando apertamente di un cambio di paradigma per i servizi costruiti su uno stack aperto. A restare a secco sono stati i servizi a valle, da ZEUS ad Aqua fino al wallet di Bull Bitcoin, che su quell’infrastruttura appoggiavano swap e pagamenti Lightning.
Pochi giorni dopo Blixt Wallet ha fermato l’operatività. La motivazione pubblica resta scarna e, da quanto mi risulta parlando con alcuni addetti ai lavori, dietro ci sarebbe una vulnerabilità non ancora resa pubblica che tocca LND, l’implementazione di Lightning più diffusa in circolazione. Quindi, se state leggendo e avete un nodo Lightning che gira su LND, chiudete al più presto i vostri canali.
Ma a ogni offensiva corrisponde una difesa. In risposta al disastro, lo sviluppatore noto come Calle e Rob Hamilton di AnchorWatch hanno messo insieme un Red Team di sedici persone e hanno puntato l’AI, Kimi K3 e altri modelli aperti tra quelli usati, sul codice dell’ecosistema. Il risultato: 4.962 segnalazioni su 390 repository in 27 ore e mezza, 85 delle quali critiche, bruciando circa $40.000 in token.
Un red team che segnala per primo protegge. Ma la stessa potenza, sull’altro lato, cerca soldi. E il tempo che una volta separava un bug latente dal suo sfruttamento si è accorciato fino quasi a sparire.
C’è una geografia della sicurezza che emerge da questa settimana. I software più complessi, quelli che fanno più cose - swap, canali Lightning, multi-asset, RWA - sono anche quelli con più codice e ogni riga di codice è una porta in più da controllare. Man mano che la superficie cresce, cresce quello che la macchina può leggere e provare a forzare.
L’unico posto che questa logica non scalfisce è il più spoglio: un UTXO on-chain, una chiave, una firma. Ci vorrà tempo perché tutto il resto si irrobustisca e nel frattempo la parte più semplice della piramide resta la più solida.
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