Fermata #301 - Niente è più permanente del temporaneo
Bitcoin Mechanic difende BIP 110 come pulizia chirurgica di Bitcoin con scadenza. Ma l'unico effetto permanente sarebbe il precedente pericolosissimo: un ricatto morale inaccettabile
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“Whoever blinks first wins”, chi sbatte le palpebre per primo vince.
Sono le parole di Bitcoin Mechanic a circa 53 minuti dall’inizio dell’intervista che Danny Knowles gli ha fatto su What Bitcoin Did lo scorso 26 maggio. Mechanic è uno sviluppatore di Ocean, una mining pool, ed è il principale supporter di BIP 110.
Di BIP 110 (prima BIP 444) ho parlato in questa newsletter più volte, a partire dalla fermata #274.
In due frasi per chi non avesse seguito il dibattito: BIP 110 è una proposta di soft-fork attivato dagli utenti (UASF, un cambio delle regole di consenso che non richiede il sì dei miner) che vieterebbe per dodici mesi gli OP_RETURN sopra gli 83 byte, alcune funzioni di scripting dentro Taproot (come OP_IF, OP_NOTIF, OP_SUCCESS) e altri ganci tecnici usati da chi vuole archiviare immagini e file dentro la blockchain. La data prevista di attivazione è il 7 agosto 2026, dopodiché le regole scadono automaticamente.
Lo spam che la proposta vuole combattere oggi quasi non esiste più. Le inscriptions, dopo l’esplosione dei due anni precedenti, si sono spente quasi da sole. La blockchain è semivuota e le commissioni sono ai minimi pluriennali, proprio perché la domanda di spazio in blocco è bassissima. Mechanic stesso descrive la blockchain come una “città fantasma”, ed è una definizione onesta, ma è il sintomo opposto a quello che giustificherebbe un intervento d’urgenza sulle regole di consenso.
Dall’intervista a What Bitcoin Did emergono tre problemi nelle tesi di Mechanic.
1) Il temporaneo che non lo è
Mechanic insiste sulla scadenza: dodici mesi, poi tutto torna come prima: Reduced Data Temporary Soft-Fork. È vero a livello tecnico, nessuno può prolungarla da solo. Ma il testo stesso della proposta ammette che dopo l’attivazione si tornerà comunque ai filtri tradizionali per combattere lo spam, perché il consenso non è uno strumento adatto a quel lavoro. Lui stesso, nell’intervista, lo riconosce.
E allora cosa rimane in piedi quando il soft-fork scade? Il precedente. La memoria che, davanti a una situazione percepita come emergenziale da una nicchia, è legittimo modificare le regole di consenso di Bitcoin per impedire a una minoranza di utenti di fare cose che non ci piacciono.
La forza della regola “nessuno tocca le tue monete” in Bitcoin sta nella sua natura categorica. Se ammette eccezioni, anche minuscole, anche temporanee, anche solo per usi che nessuno fa davvero, la regola si annulla. Diventa una linea guida con asterisco. E gli asterischi, di solito, si allargano.
2) Chi sbatte le palpebre per primo
Il secondo problema è la teoria dei giochi che Mechanic usa come motore di attivazione. La logica è questa: nei soft-fork c’è un’asimmetria fondamentale, l’ambivalenza equivale all’accettazione.
Provo a spiegarla con un esempio. Immaginate due grandi mining pool, Antpool e Foundry. BIP 110 si attiva. Antpool decide di rispettare le nuove regole. Foundry no, continua a produrre blocchi che includono cose vietate dai client aggiornati. Tutti i nodi che applicano BIP 110 scartano questi blocchi: per Foundry significa lavorare gratis. La scelta razionale, a quel punto, è adattarsi. E quando entrambe le pool si sono adattate, l’attivazione è già a metà strada.
È un ragionamento corretto. Ma dimostra qualcosa di diverso da quello che Mechanic vorrebbe dimostrare. Dimostra che una minoranza determinata può modificare le regole di Bitcoin facendo leva sulla razionalità economica dei miner, non sul consenso largo della comunità.
Tradotto: chiunque, in futuro, voglia infilare nuove regole dentro Bitcoin può usare lo stesso playbook. Trovi qualche nodo militante, convinci una pool minore a segnalare, costringi le grandi pool alla scelta razionale di adattarsi per non perdere blocchi. Vinci. È esattamente la dinamica che la resistenza al cambiamento di Bitcoin era stata progettata per impedire. Il piano inclinato è apolitico: vale per chi vuole bloccare le inscriptions, ma vale anche per chi domani vorrà congelare gli UTXO finiti nelle sanzioni Ofac o “salvare” il security budget allungando il piano di emissione oltre i 21 milioni.
3) La cura sbagliata per la malattia giusta
Il terzo problema è il bersaglio. Mechanic, nell’intervista, mette in fila diverse preoccupazioni vere: la frattura culturale tra chi accumula soltanto e chi non gestisce nemmeno un nodo, gli abusi di certi prodotti finanziari costruiti su Bitcoin, la deriva istituzionale degli exchange. Da Atlas21 ne abbiamo scritto a lungo.
Ma la terapia non c’entra niente con la diagnosi. BIP 110 si limita a bloccare alcuni script esotici e a ridurre la dimensione dei messaggi inseribili in transazione. Punto. Restano fuori dal suo raggio d’azione l’accettazione di Bitcoin negli esercenti, la cultura del full node, la concentrazione del mining (che, con BIP 110, peggiorerebbe solamente), la dipendenza del prezzo dagli ETF americani.
E sul fronte tecnico, Mechanic stesso ammette che dopo dodici mesi gli “inscriber” troveranno altre strade. La dimostrazione è arrivata a febbraio: uno sviluppatore è riuscito a incastonare un’immagine completa dentro Bitcoin con una singola transazione, aggirando in modo elegante tutti i filtri che BIP 110 vorrebbe scrivere a livello di consenso.
Quindi il prezzo del precedente lo paghi tutto.
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E il resto della rete?
Un dettaglio che Mechanic racconta con poca generosità: BIP 110 nasce come reazione alla scelta di Bitcoin Core di rimuovere, con la release di ottobre 2025, il limite sui messaggi inseribili nelle transazioni nel campo OP_RETURN. Il ragionamento di Core era chiaro: quel limite era già aggirato da anni con metodi peggiori, fingere il contrario allontanava il problema.
Da qui sono partite due reazioni opposte. Il gruppo di Luke Dashjr e Mechanic ha risposto con BIP 110 e con il nodo alternativo Knots che lo implementa, alzando il limite a livello di consenso. Il resto dell’ecosistema Core, e con esso buona parte degli sviluppatori storici, ha tenuto il punto.
A livello di consenso effettivo, il gap è imbarazzante. SegWit ha richiesto il 95% di segnalazione dei miner. Taproot il 90%. BIP 110 si attiverebbe al 55% dei miner, o senza miner del tutto via UASF, con il 6-7% dei nodi raggiungibili che la segnala. Nessuno dei principali sviluppatori Core lo ha sostenuto, nessun grande exchange si è esposto, nessuna pool si è impegnata davvero oltre a Ocean.
Mechanic legge questo silenzio come “ambivalenza che si ribalterà al momento giusto”. Io lo leggo come riconoscimento del fatto che non si riscrivono le regole di una rete monetaria perché c’è un jpeg di mezzo.
La pistola sul tavolo
Resta il punto morale che Mechanic mette in chiusura: l’opzione “nucleare”. Devi essere sempre pronto a premere il pulsante, dice, riferendosi al fork radicale che sarebbe necessario se i miner ignorassero BIP 110 e la facessero fallire (cosa che, con ogni probabilità, accadrà).
In una rete che dipende dalla credibilità delle proprie regole, abituarsi a tenere la pistola sul tavolo è già sintomo del fallimento delle regole stesse. La forza di Bitcoin, ai tempi della Blocksize War, è venuta dalla solidità delle regole sociali che hanno reso l’opzione di aumentare la dimensione dei blocchi improponibile, più che dalla disponibilità materiale a fare il fork. I “plebs” di cui parla Mechanic, quelli che si rifiutano di piegarsi, erano un argine. Erano un veto, non un’arma offensiva.
L’agosto che si avvicina ci dirà chi ha capito meglio la natura della rete. Mechanic scommette che davanti al dilemma del prigioniero tutti si adatteranno. Io scommetto che chi ha sopportato anni di Saylor-mania, due cicli di inscriptions e una manciata di proposte di scadenze sui propri UTXO, riconoscerà al volo il gioco in cui la sola opzione razionale offerta sarebbe quella di dire di sì.
Per dirla con le parole di Mechanic: chi sbatte le palpebre per primo vince. Io non le ho ancora sbattute. Per dirla con le mie parole, cari lettori, dormite pure sonni tranquilli.
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