Fermata #300 - Ecco l'euro digitale
L'iter legislativo dell'euro digitale è entrato nella sua fase finale. Tra poche settimane la commissione ECON del Parlamento UE voterà il Regolamento, la BCE ha aperto la selezione dei partner
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Nella fermata #286 vi ho parlato di un voto poco importante per l’iter legislativo in sé dell’euro digitale, ma molto importante per segnalare la maggioranza draconiana a favore della CBDC europea. Si trattava di emendamenti alla Risoluzione sulla relazione BCE in cui si definiva l’euro digitale “essenziale per la sovranità monetaria europea”.
Ma a che punto siamo con il percorso burocratico che dovrebbe rendere l’euro digitale effettivamente lanciabile dalla Banca Centrale Europea?
La legge che ci interessa è il Regolamento sull’istituzione dell’euro digitale proposto dalla Commissione il 28 giugno 2023 (riferimento ufficiale: COM/2023/369) che da allora ha fatto un cammino preciso che vale la pena ricordare passaggio per passaggio.
Lo scorso 19 dicembre il Consiglio dell’UE - che rappresenta i governi nazionali - ha adottato la sua posizione negoziale. Tradotto: i venti governi dell’eurozona sono già d’accordo.
Manca, ora, il voto del Parlamento europeo, che rappresenta i cittadini: il 23 giugno, dopo un rinvio dalla data originaria del 5 maggio, la commissione affari economici e monetari (ECON) voterà la propria posizione, subito dopo il testo arriverà in plenaria. A quel punto partirà il Trilogo, cioè il negoziato a tre tra Commissione, Consiglio e Parlamento per armonizzare le due posizioni e arrivare a un testo unico. Considerando che Consiglio e Parlamento sono entrambi favorevoli, sarà un trilogo veloce. Adozione finale del Regolamento presumibilmente entro fine 2026, al massimo inizio 2027.
La BCE, intanto, non aspetta. La fase preparatoria si è chiusa a ottobre 2025 e già il 28 novembre 2025 l’Eurosistema ha aperto formalmente la selezione dei payment service provider, dei commercianti e del personale interno che parteciperanno al pilot. Piero Cipollone, membro del board responsabile del progetto, ha confermato che la finalizzazione dei partner arriverà a giugno. Lo stesso mese del voto ECON, il che ci porta a una coincidenza interessante: chi opererà materialmente l’euro digitale sarà noto prima ancora che la legge sia definitiva.
Il calendario a regime, secondo i documenti BCE:
metà 2027: avvio del pilot di dodici mesi con un sottoinsieme di banche partner;
2028: estensione del pilot e integrazione con il sistema bancario commerciale;
2029: emissione effettiva, euro digitale operativo per i cittadini.
I costi, sempre da stime BCE e dalle audizioni in commissione:
1,3 miliardi di euro di sviluppo a carico della BCE;
320 milioni di euro all’anno di costi operativi a regime;
tra i 4 e i 5,8 miliardi di investimenti richiesti al sistema bancario commerciale per integrare l’euro digitale nei propri sistemi.
Tutto questo per fare qualcosa che Bancomat, Postepay, Satispay, Apple Pay, Google Pay e i bonifici istantanei SEPA già fanno.
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L’euro digitale che verrà
Il pacchetto è composto da tre proposte legislative: Regolamento sull’euro digitale, Regolamento per i paesi UE fuori dall’eurozona e Regolamento sul corso legale del contante. La Commissione ha capito che proporre solo la CBDC sarebbe stato suicidio politico e ha confezionato il tutto come “vi diamo l’euro digitale ma proteggiamo il cash”.
Quello che ci interessa di più dei tre pacchetti, ovviamente, è il primo e tra tutti i punti che affronta, sono quattro quelli più rilevanti.
Corso legale e accettazione obbligatoria: l’euro digitale sarà legal tender in tutti i 20 paesi dell’eurozona. I commercianti dovranno accettarlo per legge. C’è una sola eccezione: le micro-imprese con meno di 10 dipendenti e meno di due milioni di euro di fatturato annuo, che già non accettano pagamenti digitali. In buona sostanza, se avrete un POS dovrete accettare anche l’euro digitale.
Chi lo emette, chi lo distribuisce: la BCE emette, le banche commerciali distribuiscono. Le banche saranno obbligate per legge a offrire un wallet euro digitale come servizio base. Per chi non ha conto bancario, sarà disponibile tramite un fornitore universale designato (in Italia, Poste). Le banche distribuiranno gratuitamente al cittadino e si rifaranno sui commercianti.
Holding limit: ogni cittadino potrà tenere una quantità limitata di euro digitali nel proprio wallet. La cifra esatta sarà decisa politicamente da Consiglio e Parlamento e rivista almeno ogni due anni: oggi si parla con più insistenza di tremila euro. La motivazione ufficiale del limite è la stabilità finanziaria. In caso di crisi bancaria, i cittadini potrebbero spostare tutti i depositi dalle banche commerciali (che hanno rischio di default) al wallet BCE (che non lo ha). Le banche fallirebbero per fuga di depositi. Quindi i 3.000 euro sono una concessione al sistema bancario per evitare un bank run.
Privacy a due livelli, online e offile: online tutti i pagamenti sono visibili al payment service provider. I dati vanno alla BCE in forma pseudonimizzata, con identificativi univoci “riconducibili all’utente quando serve”. Tracciabilità sostanziale: pari a quella di un conto bancario standard. Più gli archivi delle banche, più la finestra antiriciclaggio europea. Offline due dispositivi vicini si scambiano euro digitali via NFC. Durante la transazione nessun terzo vede niente, ma a) i limiti per singolo pagamento offline saranno stringenti, probabilmente sotto i 150-200 euro e b) appena il vostro dispositivo torna online, i dati delle transazioni offline vengono caricati.
Quello che ancora non è stato deciso
Come detto, ci sono ancora diversi punti irrisolti: holding limit, limite per le transazioni offline, specifiche tecniche dei wallet, standard di interoperabilità, commissioni a carico dei commercianti, ecc.
Il Parlamento UE voterà il quadro generale, ma i parametri che decideranno quanto e come sarete sorvegliati saranno fissati da una tecnocrazia non eletta, dopo che la legge sarà passata.
Una volta approvato il Regolamento, basterà un emendamento futuro per abbassare l’esenzione delle micro-imprese da dieci a cinque dipendenti, per alzare l’holding limit da 3.000 a 30.000 euro “per facilitare l’adozione”, per eliminare la modalità offline “per esigenze antiriciclaggio”, per autorizzare pagamenti programmabili come “smart payments”, per rendere i dati non più pseudonimizzati per “esigenze di sicurezza”. Nulla di tutto questo richiederà un nuovo voto del Parlamento europeo.
Starne alla larga
A voi che state leggendo la trecentesima puntata di Bitcoin Train non serve che spieghi cosa significa avere un denaro che non chiede permesso, lo sapete già.
L’euro digitale non è una novità tecnologica. Bancomat, Postepay, Satispay, Apple Pay e i bonifici istantanei fanno già tutto. L’euro digitale è la creazione, dal nulla, di un canale di pagamento unificato, gestito da un’unica autorità centrale, con visibilità diretta su ogni transazione online dei 340 milioni di cittadini dell’eurozona, e con la facoltà tecnica di programmare la moneta non appena un futuro Parlamento deciderà che è il caso.
Abbiamo però un vantaggio. L’euro digitale arriverà nel 2029. Bitcoin è qui adesso. Tirate fuori i vostri bitcoin dagli exchange, praticate la self-custody, imparate a far girare un nodo. Insegnate ai vostri figli che il denaro che lo Stato vi obbliga a usare non è il denaro che la vostra famiglia merita di accumulare. Se agiremo fin da subito potremo mettere al riparo una buona fetta della prossima generazione.
La responsabilità è nostra.
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I dati KYC sono su infrastruttura self-hosted, non vengono condivisi con agenzie fiscali, governi o terze parti. E continueranno a non collaborare finché qualcuno non si presenterà con un’ordinanza di un giudice in mano. È l’unico servizio in Europa di cui posso dire questo con certezza.





