Fermata #286 - Il Grande Fratello batte moneta
L'Europarlamento approva due emendamenti sull'euro digitale e i media italiani preparano il terreno: esaltazione della CBDC, denigrazione di Bitcoin. Un copione già visto, che puzza di propaganda
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“Vi imploro di andare avanti.”
Christine Lagarde non ha usato mezzi termini nel suo intervento al Parlamento europeo del 9 febbraio. Il giorno dopo, l’Eurocamera ha risposto con due voti che sbloccano lo stallo politico sull’euro digitale. Il primo emendamento, che definisce la CBDC europea “essenziale per la sovranità monetaria”, è passato con 438 voti favorevoli, 158 contrari e 44 astenuti. Il secondo, sulla parità di accesso ai servizi di pagamento, ha ottenuto 420 sì, 158 no e 64 astensioni.
Non si tratta di un voto legislativo. È un segnale politico: esiste una maggioranza trasversale - dai Socialisti ai Popolari, passando per Verdi e Movimento 5 Stelle - disposta a portare avanti il progetto. L’unica voce contraria degna di nota, sul fronte italiano, è stata quella della Lega. Per il resto, maggioranza e opposizione si sono ritrovate unite nel sostenere lo strumento di sorveglianza finanziaria più invasivo mai concepito su suolo europeo.
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Gli emendamenti non cambiano la sostanza del regolamento, ancora in discussione alla Commissione Affari Economici. Ma inviano un messaggio chiaro al relatore Fernando Navarrete del PPE, che per mesi ha tentato di annacquare la proposta della BCE preferendo una versione “light” dell’euro digitale. Ora la pressione politica è inequivocabile.
Il calendario previsto dalla BCE è il seguente: se il regolamento viene approvato nel corso del 2026, i primi progetti pilota potrebbero partire già a metà 2027, con l’emissione effettiva prevista per il 2029. Il costo stimato per lo sviluppo è di €1,3 miliardi, a cui si aggiungeranno €320 milioni annui di costi operativi. Una cifra che, secondo la BCE, sarà coperta dal signoraggio - gli interessi sui titoli detenuti a fronte della moneta emessa.
Per le banche, l’investimento richiesto oscillerà tra €4 e €5,8 miliardi. Un costo che, inevitabilmente, verrà scaricato sui clienti.
Festa grande al Ministero della Verità
Titoli di giubilo tra i media italiani. Tra le caratteristiche dell’euro digitale, le testate nostrane si sono affrettate a rassicurare i lettori sui. Il Corriere della Sera, in un articolo del 10 febbraio, ha titolato: “Cos’è l’euro digitale e come lo useremo: il conto, la ricarica, i limiti (non di spesa)”, scadendo in palese disinformazione.
I limiti allo studio sono di due tipi: limiti di detenzione e limiti di spesa per le transazioni offline. Il primo, fissato indicativamente a €3.000, stabilisce quanti euro digitali un cittadino può detenere nel proprio wallet. Il secondo, ancora da definire, limiterà l’importo delle singole transazioni effettuate senza connessione internet - l’unica modalità che la BCE presenta come “quasi anonima”.
A proposito di anonimato: Francoforte insiste nel presentare l’euro digitale come uno strumento che garantirà “privacy ai massimi livelli”. La realtà è diversa. Le transazioni online - la stragrande maggioranza - saranno completamente tracciabili. Ogni pagamento sarà registrato, categorizzato, analizzabile. La BCE assicura che non avrà accesso all’identità degli utenti, ma i PSP (Payment Service Providers) - le banche - avranno tutti i dati necessari per ricostruire ogni movimento.
Le transazioni offline, quelle presentate come “anonime”, saranno soggette a limiti stringenti sia di importo che di numero. E comunque, i dati verranno sincronizzati non appena il dispositivo tornerà online.
Il paragone con il contante è quindi fuorviante. Il contante è anonimo per definizione. L’euro digitale offline è anonimo “fino a un certo punto” e “fino a un certo importo”. Una differenza sostanziale che i media generalisti preferiscono non approfondire.
L’agenda setting coordinata
Nelle stesse settimane in cui i media italiani celebravano l’euro digitale come strumento di sovranità europea, gli stessi giornali si accanivano contro Bitcoin con una violenza retorica che non si vedeva da anni.
“La spirale della morte”, Repubblica; “I bitcoin non servono sostanzialmente a niente”, Stefano Feltri a Radio 3; titoli che descrivono una correzione del 50% dal massimo storico come se fosse un evento catastrofico e senza precedenti.
Chiunque abbia seguito Bitcoin per più di un ciclo sa che correzioni del 50-80% sono la norma, non l’eccezione. Ma è il tempismo di questa campagna ad essere sospetto. Nel momento esatto in cui l’Europa accelera sulla sua CBDC, i giornali generalisti - trasversalmente, da destra a sinistra - si coordinano per denigrare l’unica alternativa reale al controllo statale sulla moneta. Una coincidenza, certamente.
Forse non è un caso che secondo l’ultimo Digital News Report del Reuters Institute, la fiducia nei media italiani è ai minimi storici. Solo il 35% degli italiani dichiara di fidarsi delle notizie che legge.
Articoli che confondono limiti di detenzione e limiti di spesa. Titoli catastrofisti su correzioni di mercato ordinarie. Nessun approfondimento critico sulle implicazioni di sorveglianza dell’euro digitale. Nessuna domanda scomoda alla BCE sulla programmabilità della moneta - la possibilità, cioè, di imporre scadenze automatiche ai fondi, restrizioni su determinate categorie di acquisti, tassi negativi punitivi.
Il giornalismo si è ridotto a megafono delle istituzioni. Non importa se di destra o di sinistra: sull’euro digitale l’allineamento è bipartisan. Tutti piegati a quattro zampe.
Il disprezzo per il libero mercato
Mentre l’Europa abbraccia il modello CBDC, gli Stati Uniti hanno scelto la strada opposta. Nel luglio 2025, il Congresso ha approvato il GENIUS Act, che regolamenta le stablecoin emesse da privati vietando esplicitamente alla Federal Reserve di sviluppare un dollaro digitale. La filosofia è chiara: lasciare che il mercato sviluppi soluzioni di pagamento digitale, senza controllo centralizzato della banca centrale.
Le stablecoin non sono Bitcoin - sono moneta privata ancorata al dollaro, con tutti i rischi di controparte che questo comporta. Ma rappresentano comunque un approccio “decentralizzato” - più provider in competizione tra loro - rispetto alla CBDC.
L’Europa, al contrario, ha scelto di seguire il modello cinese. Lo yuan digitale (e-CNY) è operativo dal 2020 e dal 1° gennaio 2026 paga persino interessi sui saldi detenuti. Con una differenza: la Cina non ha mai nascosto le finalità di controllo sociale. L’Europa preferisce ammantare lo stesso progetto di retorica sulla “sovranità” e la “privacy”.
Il futuro sarebbe estremamente buio per noi europei se non esistesse un’alternativa. Un sistema monetario che funziona al di fuori delle regole. Non è una stablecoin agganciata al dollaro. Non è una CBDC travestita da innovazione. È moneta senza Stato, senza autorità centrale, senza possibilità di confisca o censura.
I media possono continuare a parlare di “crolli” e “spirali della morte”. I politici possono continuare a celebrare la “sovranità monetaria” mentre costruiscono il più sofisticato strumento di sorveglianza finanziaria della storia. Ma la verità è semplice: quando l’ingiustizia diventa legge, la resistenza diventa dovere.
Bitcoin è l’arma della resistenza.




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