Fermata #310 - La miglior pubblicità per Bitcoin
I due nemici giurati della politica americana hanno trovato l'unica cosa su cui stringersi la mano: abolire l'ultimo limite, già finto, alla crescita del debito. Uno spot per Bitcoin, gratis.
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“Sono molto lieto di annunciare che, dopo tutti questi anni, sono d’accordo con la senatrice Elizabeth Warren su QUALCOSA. Il tetto del debito dovrebbe essere completamente eliminato per prevenire una catastrofe economica.”
Donald Trump aveva scritto queste parole su Truth Social nel giugno del 2025, maiuscole comprese. Warren aveva risposto dalle colonne del New York Times con un editoriale intitolato “Trump ha ragione: aboliamo il tetto del debito”. Poteva sembrare un flirt passeggero, di quelli che la politica americana produce e dimentica nel giro di un fine settimana.
Mercoledì il presidente è tornato alla carica e la senatrice ha risposto nel giro di poche ore:
“Donald Trump ha ragione su questo: eliminate il tetto del debito, la sua unica vera funzione è minacciare una crisi economica”, scrive Warren, pronta a “lavorare con senatori democratici e repubblicani per eliminarlo immediatamente e proteggere l’economia”.
Dazi, tasse, Fed, immigrazione: i due si sono dati addosso su qualsiasi cosa per un decennio. L’unica proposta capace di metterli d’accordo è la rimozione dell’unico limite alla crescita del debito americano.
Vale la pena guardare da vicino cosa stanno abolendo.
Il tetto di carta
Il tetto del debito nasce nel 1917 per semplificare l’indebitamento, altro che frenarlo: fino ad allora il Congresso approvava ogni singola emissione di titoli, da allora il Tesoro può indebitarsi liberamente sotto un limite complessivo. E quel limite ha fatto una cosa sola nella sua storia: spostarsi verso l’alto. Solo dal 1960 il Congresso lo ha alzato, sospeso o ridefinito circa 80 volte.
James Lavish, gestore del Bitcoin Opportunity Fund, ha riassunto la vicenda con una riga e un grafico:
“Narratore: un tetto del debito, in realtà, non c’è mai stato.” Nel grafico il debito sale con la stessa pendenza sotto presidenti repubblicani e democratici, la scala nera del tetto lo insegue a gradini e le fasce grigie segnano gli anni in cui il limite era formalmente sospeso, cioè inesistente.
I numeri di oggi completano il quadro. Il debito federale ha toccato questa settimana i $39,8 mila miliardi. Il tetto sta a $41,1 mila miliardi, dopo che il One Big Beautiful Bill lo ha alzato di $5 mila miliardi appena un anno fa, quando il debito viaggiava a $36,2 mila miliardi. Tradotto: $3,6 mila miliardi di debito nuovo in 13 mesi, con il prossimo sforamento atteso per la prima metà del 2027.
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Un Ponzi con la bandiera
Perché il tetto salta sempre? Aritmetica.
Nell’anno fiscale 2025 il governo federale ha incassato $5.235 miliardi e ne ha spesi $7.010: $1.775 miliardi di buco. L’anno fiscale in corso viaggia allo stesso ritmo, con $1.367 miliardi di deficit nei primi nove mesi. L’ultimo bilancio in surplus risale al 2001: un quarto di secolo di uscite sopra le entrate, senza una sola eccezione.
Le uscite, peraltro, sono incomprimibili: pensioni, sanità, welfare, difesa. Nessun candidato vince le elezioni promettendo di tagliare la previdenza sociale, così la differenza si copre emettendo debito nuovo. E sul debito maturano interessi: $1.220 miliardi nel solo anno fiscale 2025, quasi un quarto di tutte le entrate federali. Per pagare anche quelli, altro debito.
Il meccanismo ha un nome preciso: i creditori di ieri vengono ripagati con i soldi dei creditori di domani. Schema Ponzi, da manuale. Con due differenze rispetto a quelli privati: la partecipazione è obbligatoria e il gestore stampa la valuta con cui rimborsa.
La seconda differenza è quella decisiva, perché elimina il finale classico. Madoff è fallito quando i rimborsi hanno superato i nuovi ingressi; uno stato in dollari che può creare dal nulla non fallisce mai in modo esplicito. Fallisce in modo implicito: ogni dollaro emesso per coprire il buco diluisce il potere d’acquisto di quelli già in circolazione. Il conto non salta, si spalma. Su tutti i detentori di dollari, ogni giorno, senza che nessuno firmi nulla.
Il debito continuerà a salire e il dollaro continuerà a perdere potere d’acquisto, fino alla destinazione finale di ogni valuta gestita così, l’iperinflazione. Quando? Impossibile dirlo e chi mette date fa un altro mestiere. La direzione, però, ha smesso di essere un’opinione.
Hanno ragione
Tecnicamente Warren e Trump hanno ragione. Il tetto del debito arriva a giochi fatti: la spesa la decide il Congresso con leggi votate mesi prima e quando il debito tocca il limite i soldi sono già impegnati. L’unica leva del tetto è minacciare il default su impegni già presi ed è per questo che ogni resa dei conti si è chiusa con un rialzo. Un vincolo che cede il 100% delle volte protegge poco e ricatta molto: su questo la senatrice dice il vero.
Il punto è cosa significa l’ammissione. Tra tutte le riforme possibili dei conti americani - un piano di rientro, un freno alla spesa, una regola fiscale - la prima e unica che mette d’accordo i due poli opposti di Washington è la cancellazione dell’ultimo limite formale al debito. Anziché discutere come rallentare la corsa, si toglie di mezzo il cartello con il limite di velocità.
Qualche perplessità sopravvive infatti nel partito del presidente. John Thune, leader della maggioranza al Senato, commentando la proposta: “40 mila miliardi di debito, direi, dovrebbero attirare la nostra attenzione”. Anthony Pompliano è stato meno diplomatico con la senatrice: “Probabilmente suona benissimo, se siete stupidi”.
La sostanza però resta: il sistema monetario americano ha appena certificato, in modo bipartisan e alla luce del sole, che il debito non deve avere limiti. Chi lo sostiene da anni passava per estremista. Ora lo dicono la Casa Bianca e la senatrice progressista più in vista d’America, insieme.
La pubblicità migliore la fanno i nemici
Elizabeth Warren ha costruito l’ultimo tratto di carriera sulla guerra a Bitcoin: nel 2023 ha rilanciato la propria campagna di rielezione con lo slogan “sto costruendo un esercito anti-crypto”, ha firmato il Digital Asset Anti-Money Laundering Act per estendere gli obblighi KYC bancari a wallet self-custodial, miner e validatori e ha ripetuto in ogni sede che Bitcoin serve ai criminali e minaccia la sicurezza nazionale.
La stessa senatrice ha appena messo la firma sotto la tesi regina di Bitcoin: un limite monetario deciso dalla politica vale quanto la prossima votazione. Satoshi Nakamoto, presentando il progetto nel 2009: “Il problema alla radice della moneta convenzionale è tutta la fiducia che serve per farla funzionare. Bisogna fidarsi che la banca centrale non svaluti la moneta, ma la storia delle valute fiat è piena di violazioni di quella fiducia.”
Diciassette anni dopo la conferma arriva in forma ufficiale, con tanto di appello bipartisan. Il miglior spot possibile, gratis: il regolatore più ostile a Bitcoin che spiega al mondo perché Bitcoin esiste.
Dopo tutti questi anni, lo ammetto, sono d’accordo con la senatrice Warren su QUALCOSA anch’io: il tetto del debito va abolito. Era teatro e il teatro ha stancato. Al miglior marketing per Bitcoin, del resto, hanno sempre pensato i suoi nemici.
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