Fermata #308 - La vittima colpevole
La condanna di Mario Roggero è diritto positivo applicato alla lettera. Come verrebbe giudicato il suo caso in una società libera?
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Lo scorso 15 luglio la Cassazione ha confermato in via definitiva la condanna a 14 anni e 9 mesi per Mario Roggero, il gioielliere 72enne di Grinzane Cavour che nell’aprile 2021 uccise due dei tre rapinatori che gli avevano appena assaltato la gioielleria - moglie e figlia picchiate e legate, cassaforte svuotata - ferendone un terzo.
Della dinamica, dei tre gradi di giudizio e delle reazioni politiche hanno parlato per giorni tutte le pagine di cronaca del Paese: non serve ripercorrerle qui. Quello che manca, in mezzo al rumore, è un processo che nessun tribunale celebrerà mai. Ne ho anticipato la tesi su X:
Torno sull’argomento qui perché il caso Roggero, più che una storia di cronaca, è la fotografia della distanza che separa il diritto positivo - quello scritto dagli uomini, che cambia con le maggioranze - dal diritto naturale. È un terreno su cui questa newsletter si è fermata spesso, esplorando le radici politiche di Bitcoin: dalla giustizia privata di Potere e mercato (Fermata #69) allo Stato che non “siamo noi” di Anatomy of the State (Fermata #114), dall’abolizione del settore pubblico del Manifesto libertario (Fermata #146) al diritto di proprietà dell’Etica della libertà (Fermata #192). Murray Rothbard, sempre lui. Vale la pena usare quel quadro per celebrarlo, quel processo, nell’unica aula che conta qui: quella della logica.
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La logica della proprietà
L’analisi della scuola austriaca parte da un assioma: ogni individuo è proprietario del proprio corpo e dei beni acquisiti legittimamente e nessuno può iniziare l’uso della forza contro la persona o la proprietà altrui. Come ricordato alla Fermata #192, il concetto stesso di diritto ha senso solo se espresso come diritto di proprietà.
Da qui basta seguire la logica. Chi aggredisce si pone da solo fuori dal perimetro dei diritti che pretende gli vengano riconosciuti e la sua perdita di diritti è proporzionale alla gravità dell’aggressione che ha scelto.
Il punto di collisione tra questa logica e il codice penale è la fuga. Per la legge italiana l’azione era conclusa perché i rapinatori avevano voltato le spalle ed erano fuori dalla gioielleria. Per la logica la violazione era in corso: finché la refurtiva resta nelle mani del ladro, l’invasione della proprietà continua. La fuga è la violazione che prosegue con altri mezzi. La vittima ha il diritto di usare la forza per difendere se stessa e per recuperare ciò che è suo.
“Eh, ma la proporzionalità”, obietterà qualcuno. Certo: sparare a chi ruba un paio di scarpe sarebbe sproporzionato perché la perdita di diritti dell’aggressore deve essere proporzionale all’aggressione. Ma qui la proporzione va misurata su ciò che i tre hanno messo sul piatto: una rapina a mano armata, le minacce, la violenza fisica su due donne legate. Chi accetta di mettere a rischio la vita altrui per svuotare una cassaforte deve mettere in conto di rischiare anche la propria.
C’è poi la pretesa più assurda del diritto positivo: che la vittima, sotto shock, con la famiglia appena liberata dalle fascette, calcoli al millimetro la forza giusta da usare, in pochi secondi e nel caos. Il rischio dell’errore ricade su chi quella situazione l’ha creata. Sempre.
Quindi come verrebbe giudicato il caso Roggero in una società libera, dove difesa e giustizia sono servizi offerti sul mercato in concorrenza tra loro, come immaginato in Potere e mercato (Fermata #69)?
Il tribunale che non c’è
Il tribunale farebbe una domanda sola: chi ha iniziato l’uso della forza? Risposta: tre uomini con una pistola e un coltello, entrati in una proprietà altrui. Ogni conseguenza successiva - la paura, la fuga, gli spari, la morte - discende da quella scelta e ricade su chi l’ha compiuta. Roggero uscirebbe dall’aula da vittima da risarcire: il trauma, i danni, le spese. La bussola del risarcimento punterebbe nella direzione opposta, dagli aggressori e dai loro eredi verso chi ha subito l’aggressione.
Probabilmente, poi, in quella società, la rapina del 2021 non ci sarebbe stata proprio. Roggero era già stato rapinato nel 2015: lui picchiato e legato insieme a moglie e figlia, le due donne chiuse in bagno, €300.000 di refurtiva. Un imprenditore con quel precedente, in un mercato libero della sicurezza, avrebbe comprato protezione da un’agenzia che dei fallimenti risponde con i propri soldi e che quindi si presenta. E anche senza agenzie di mezzo, il calcolo di chi sceglie il mestiere del rapinatore cambierebbe parecchio, sapendo che ogni vittima può difendersi senza chiedere permesso a nessuno.
Il conto della vittima
Nella società contemporanea, invece, il monopolista della sicurezza ha fallito due volte con la stessa famiglia, nel 2015 e nel 2021. Incassa le tasse per garantire la protezione, la protezione non arriva e quando il cittadino si protegge da solo lo punisce. Poi arriva il capolavoro: gli ordina di risarcire le famiglie degli aggressori. Le parti civili hanno ottenuto provvisionali per €780.000, più €10.000 riconosciuti al rapinatore sopravvissuto a fronte di una richiesta complessiva da €3,3 milioni. Roggero ha già pagato €300.000 vendendo alcuni immobili; altri due gli sono stati pignorati.
È la definizione di Stato di Anatomy of the State (Fermata #114) messa in scena fino in fondo: monopolio della forza su un territorio, entrate ottenute con la coercizione. Con la perversione finale per cui la vittima finanzia l’aggressore.
La politica, intanto, ha offerto il suo repertorio. Il 14 luglio, alla vigilia della sentenza, è arrivato il primo via libera al ddl sicurezza che contiene la norma ribattezzata “Salva Roggero”: niente risarcimento civile per chi reagisce a reati gravi anche oltre i limiti della legittima difesa. Peccato che - come ha spiegato Il Foglio - la norma non sia retroattiva, servano settimane o mesi per l’approvazione definitiva e la responsabilità penale resti comunque intatta. La norma Salva Roggero non salva Roggero. Il diritto positivo nella sua essenza: una legge che ammette la propria ingiustizia cambiando se stessa, ma solo a partire da domani. Il diritto naturale quella legge l’aveva già scritta e l’aveva scritta nella proprietà di Roggero da prima che esistesse il codice penale.
Il resto lo hanno fatto gli appelli. “La difesa è sempre legittima”, scriveva Giorgia Meloni. Matteo Salvini ora chiede la grazia a Mattarella, gli avvocati valutano il ricorso alla Corte europea dei diritti dell’uomo. Tradotto dal politichese: per ottenere giustizia restano due strade, chiedere un favore al capo del monopolista o bussare a un tribunale straniero. La grazia, del resto, è la confessione perfetta del sistema: la giustizia come atto di clemenza del sovrano, concesso o negato, mai dovuto.
Settimane come questa spiegano perché questa newsletter torni di tanto in tanto sulle radici politiche di Bitcoin. Il caso Roggero mostra cosa succede ad affidare la protezione della proprietà a un monopolista coercitivo: la protezione non arriva, i tribunali condannano la vittima, gli ufficiali giudiziari pignorano, il tutto con soldi presi a chi li produce: tasse, debito, inflazione.
Ogni euro lasciato dentro il sistema lavora per lui, dal conto corrente che la banca ricicla in titoli di Stato al patrimonio pignorabile con un timbro. Lo sanno bene i due immobili di Mario Roggero.
Spostare ricchezza fuori da quel perimetro è la dissidenza più concreta che esista e Bitcoin mette questa iniziativa alla portata di chiunque. Ogni euro convertito in bitcoin in self-custody esce dalla dieta della bestia: smette di finanziare il debito altrui, di farsi portare via con un timbro, di svalutarsi per coprire i conti del monopolista. Meno soldi ha la bestia, meno danni può fare: è la resistenza che costruisce una società più libera, un satoshi alla volta.
Il modo migliore per onorare Roggero è affamare chi lo ha messo dentro.
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I dati KYC sono su infrastruttura self-hosted, non vengono condivisi con agenzie fiscali, governi o terze parti. E continueranno a non collaborare finché qualcuno non si presenterà con un’ordinanza di un giudice in mano. È l’unico servizio in Europa di cui posso dire questo con certezza.





