Fermata #304 - Il piano inclinato
Il governo Starmer vieta i social agli under 16. È la prima mossa di un copione collaudato: gonfiare un problema, sorvegliare tutti, poi murare le vie di fuga.
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Londra, 15 giugno 2026: il premier Keir Starmer annuncia che il Regno Unito vieterà l’accesso ai social network a chiunque abbia meno di 16 anni. Niente più Instagram, TikTok, YouTube, Facebook, Snapchat e X per i minorenni britannici. Agli under 18 sarà proibito anche tenere “compagni romantici” basati sull’intelligenza artificiale. L’onere di tenere fuori i ragazzi ricadrà sulle piattaforme, sotto minaccia di multe pesantissime. Il voto è atteso entro dicembre, l’entrata in vigore nella primavera del 2027. I servizi di messaggistica come WhatsApp, per ora, resteranno accessibili.
La consultazione pubblica racconterebbe un Paese compatto: secondo il governo, il 90% dei genitori sarebbe favorevole a un’età minima di 16 anni, l’83% sarebbe convinto che i rischi dei social superino i benefici. Del resto, chi potrebbe mai opporsi alla protezione dei bambini?
In fondo al documento di consultazione, però, c’è una riga che quasi nessun titolo ha ripreso: tra le misure allo studio compaiono anche restrizioni d’età per le VPN.
Ecco il punto. Per applicare un divieto agli under 16 bisogna conoscere l’età di tutti. Per impedire che lo si aggiri bisogna chiudere gli strumenti che permettono di aggirarlo. In un solo annuncio, il governo britannico ha messo in fila i tre tempi di un meccanismo che conosciamo bene.
Lo chiamo il piano inclinato: una volta che ci sali sopra, alla discesa ci pensa la pendenza.
La fabbrica del nemico
Ogni discesa comincia con un nemico contro cui è impossibile schierarsi: la pedopornografia, il terrorismo, la dipendenza dei nostri figli dallo schermo. Chiedere prove prima di agire, davanti a bersagli simili, suona quasi osceno.
Poi però le prove si vanno a cercare e spesso non ci sono.
Il legame tra social media e crollo della salute mentale degli adolescenti - la premessa dell’intero impianto britannico - è molto più fragile di quanto i titoli lascino intendere. Candice Odgers, tra le maggiori studiose del campo, ha passato anni a cercare gli effetti devastanti promessi da Jonathan Haidt: “Centinaia di ricercatori, me compresa, hanno cercato gli effetti ampi che venivano descritti. I nostri sforzi hanno prodotto un misto di associazioni assenti, piccole e contraddittorie”.
Uno studio pubblicato su JAMA Pediatrics ha seguito oltre 100.000 adolescenti australiani per tre anni. La relazione tra uso dei social e benessere è risultata tutt’altro che lineare e gli studenti che non li usano affatto mostrano più probabilità di basso benessere rispetto a chi ne fa un uso moderato. A maggio la Electronic Frontier Foundation ha riassunto lo stato della ricerca in un titolo: “La scienza non è affatto chiusa”.
Eppure il 90% dei genitori chiede il divieto. Funziona così: si prende un problema reale ma circoscritto, lo si gonfia fino a trasformarlo in emergenza percepita e, a quel punto, chiedere proporzione diventa impopolare. L’urgenza è merce che si fabbrica.
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Sorvegliare tutti per proteggere pochi
Stabilita l’emergenza, arriva la misura. E la misura, guarda caso, riguarda tutti.
Per impedire a un quindicenne di aprire TikTok occorre verificare l’età di ogni singolo utente: stima facciale dai selfie, caricamento del documento, carta di credito, identità digitale. La protezione dei minori si traduce in un obbligo di identificazione universale. È il KYC esteso a Internet.
Lo stesso schema lo conosciamo applicato al denaro, dove va avanti da anni. E lì, a differenza dei social, i dati per giudicarlo ci sono.
Lo scorso marzo la Corte dei Conti olandese ha pubblicato un audit sull’antiriciclaggio nel sistema bancario nazionale. Il titolo è già una sentenza: “Conseguenze gravi, benefici sconosciuti”. Le banche olandesi hanno speso €1,6 miliardi nel 2024 e impiegato 13.000 persone a tempo pieno nei controlli antiriciclaggio. L’efficacia? Ignota, perché nessuno la misura.
Lo stesso quadro emerge ovunque si guardi. L’analisi più citata sul tema, firmata dal ricercatore Ronald Pol, definisce l’antiriciclaggio “l’esperimento di politiche pubbliche meno efficace al mondo”: intercetta meno dello 0,1% dei flussi criminali, mentre i costi di conformità superano di oltre cento volte le somme recuperate. Lo conferma anche l’UNODC, l’agenzia ONU contro la droga e il crimine: viene sequestrato meno dell’1% dei proventi illeciti riciclati. Tradotto: il 99% passa indisturbato.
Chi paga il conto, allora? Non i cartelli. Le banche, i contribuenti, i cittadini comuni. E chi detiene bitcoin alla luce del sole, che con la Travel Rule e la direttiva DAC8 - in vigore da gennaio - finisce schedato in un database europeo di possessori di criptovalute: nome, indirizzo e patrimonio inclusi. Cosa accade quando quei database finiscono nelle mani sbagliate l’ho raccontato nella Fermata #287, “La caccia all’uomo” - chi vuole ne trovi lì la cronaca, con la storia dei ripetuti sequestri in corso in Francia. Qui basti la sintesi: l’infrastruttura costruita per inseguire i criminali è la stessa che finisce per servirli.
La mancata proporzione tra il problema e la cura l’ha anche fotografata, con un pizzico di sarcasmo, l’account ufficiale X di Telegram:
Ogni anno più di 300.000 persone muoiono annegate. Per proteggere la società, da oggi è illegale consumare o possedere acqua. Il vostro governo sta inoltre valutando di vietare i cibi solidi, che rappresentano un inutile rischio di soffocamento. Non siete adulti, siete dei neonati. Mangiate la pappa.
Lo stesso copione, ogni volta
Una volta che riconosci il meccanismo, lo vedi ovunque. Cambia il nemico, la struttura resta identica.
Il nemico è la pedopornografia? La soluzione proposta a Bruxelles è ChatControl: la scansione automatica di tutti i messaggi privati, cifrati compresi. A marzo il Parlamento europeo ha bocciato il rinnovo della scansione “volontaria” con 311 voti contro 228, e dal 3 aprile quella base giuridica è scaduta. Ma la visione è viva e vegeta: i negoziati sono ripartiti, l’accordo politico è atteso per luglio. Sbattuta la porta, si rientra dalla finestra.
Il nemico è l’immigrazione clandestina? La soluzione è l’identità digitale obbligatoria. Lo stesso governo Starmer, lo scorso settembre, ha annunciato la BritCard, un documento digitale obbligatorio per tutti i residenti. Dopo la rivolta popolare ha fatto retromarcia: ora sarà “facoltativo”, in arrivo nel 2029.
Il nemico è la dipendenza dell’Europa da VISA e Mastercard, i due circuiti americani che processano i due terzi dei pagamenti con carta dell’eurozona? La soluzione è l’euro digitale. La Banca centrale europea lo presenta come questione di “sovranità monetaria”, la regolamentazione è attesa entro il 2026 e la prima emissione nel 2029. Una moneta programmabile, emessa dalla banca centrale, tracciabile per costruzione.
Nemici diversi, stesso esito: più dati, più controllo, meno libertà.
Murare le vie di fuga
Resta un problema, per chi costruisce il piano inclinato: gli strumenti che permettono di non scivolare fino in fondo. Ed è qui che arriva il terzo tempo.
Quando il Regno Unito ha attivato la verifica dell’età sui siti per adulti, lo scorso luglio, le installazioni di VPN sono esplose. Proton ha registrato aumenti giornalieri tra il 1.400 e il 1.800%, livelli che l’azienda associa “di solito ai disordini civili”; NordVPN un +1.000%. In Australia, dove il divieto agli under 16 è scattato a dicembre, il traffico VPN è balzato del 170% nel primo giorno e qualche bambino si è disegnato la barba sul viso per ingannare la stima facciale dell’età (mitici).
La reazione dei governi a questo aggiramento è prevedibile: chiudere anche quello. Per questo la consultazione britannica mette nel mirino le VPN e un istituto di ricerca le bolla già come “scappatoia”. Dopo i social, lo strumento per aggirare il blocco dei social.
Nel denaro digitale questo terzo tempo è già storia. Alcuni strumenti che incrementano la privacy in Bitcoin sono stati già demonizzati e colpiti. Negli Stati Uniti, i due fondatori di Samourai Wallet lo scorso novembre sono stati condannati a cinque e quattro anni di carcere. La colpa: aver scritto un software di CoinJoin e averne tratto profitto dalle commissioni. Poche settimane dopo il loro arresto, zkSNACKs ha spento il coordinatore CoinJoin di Wasabi Wallet (ma ora esiste un coordinatore anonimo funzionale per il CoinJoin su Wasabi). Tornado Cash, lo strumento di mixing su Ethereum, era stato sanzionato in blocco nel 2022; nel marzo 2025 un tribunale ha costretto il Tesoro americano a rimuovere le sanzioni, ma intanto lo sviluppatore Roman Storm è finito a processo e ad agosto una giuria lo ha condannato per aver gestito un servizio di trasmissione di denaro senza licenza.
Il messaggio per chi sviluppa o usa strumenti di privacy è arrivato forte e chiaro. Oggi gli exchange che si affidano alle società di analisi della blockchain assegnano un “punteggio di rischio” agli UTXO passati per un CoinJoin e molti rifiutano i depositi che ne portano la traccia. Proteggere la propria riservatezza finanziaria, un diritto fino a ieri, è diventato un sospetto da segnalare.
Ogni gradino del piano inclinato aggiunge attrito. Ogni nuova maglia della rete costringe chi vuole restare libero a uno sforzo in più: una VPN, un wallet, un sistema operativo open source (amici inglesi, date un occhio a GrapheneOS). Chi già conosce questi strumenti può insegnarli e l’educazione salva qualche persona alla volta. Ma è una corsa di rincorsa, sempre un passo dietro al legislatore.
Il problema sta a monte. Gli Stati restringono le libertà individuali fino a quando possono permetterselo, fino a quando hanno la capacità finanziaria di costruire e mantenere le infrastrutture di sorveglianza. ChatControl, identità digitali, eserciti di analisti antiriciclaggio: tutto questo costa e quel costo lo coprono anche tramite i proventi delle tasse.
Togliete loro quei proventi e toglierete il carburante. Affamare la bestia è l’unico modo per fermarla alla radice e lo strumento più semplice per affamarla si chiama Bitcoin. La battaglia per la libertà inizia dalla dissidenza e mai come oggi abbiamo strumenti semplici a disposizione per applicarla.
Make Orwell Fiction Again.
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I dati KYC sono su infrastruttura self-hosted, non vengono condivisi con agenzie fiscali, governi o terze parti. E continueranno a non collaborare finché qualcuno non si presenterà con un’ordinanza di un giudice in mano. È l’unico servizio in Europa di cui posso dire questo con certezza.






