Fermata #290 - Il denaro preferito dalle macchine
Se un'intelligenza artificiale potesse decidere come conservare e spendere valore, sceglierebbe Bitcoin, lo conferma il Bitcoin Policy Institute. C'è solo un problema: le macchine non decidono
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Lo scorso primo febbraio il Bitcoin Policy Institute ha pubblicato uno studio che ha fatto il giro di tutti i media del settore in poche ore. La domanda di partenza era semplice: se un agente AI potesse scegliere liberamente il proprio denaro, quale sceglierebbe?
La risposta, almeno secondo i dati raccolti, è altrettanto netta: Bitcoin.
Ma prima di stappare lo champagne, forse vale la pena capire cosa dice davvero questa ricerca, come è stata condotta, chi l’ha condotta - e soprattutto cosa cambia nella pratica.
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Lo studio si chiama “Money for AI” ed è disponibile su moneyforai.org. I ricercatori hanno sottoposto 36 modelli AI - prodotti da Anthropic, OpenAI, Google, xAI, DeepSeek e MiniMax - a 28 scenari economici aperti. Nessuna risposta preimpostata, nessuna valuta suggerita nel prompt. Ai modelli veniva chiesto di ragionare come agenti economici autonomi e scegliere lo strumento monetario che preferivano.
I numeri aggregati: il 48,3% delle risposte ha indicato Bitcoin come strumento preferito. Le stablecoin seguono al 33,2%. La moneta fiat tradizionale - dollari, euro, sterline - si ferma all’8,9%. Il 91% delle risposte ha scelto denaro digitale nativo rispetto alla valuta tradizionale.
Fin qui, il dato grezzo. Ma la cosa interessante è come queste preferenze si distribuiscono nelle diverse funzioni economiche. I ricercatori hanno suddiviso gli scenari in quattro categorie: riserva di valore, unità di conto, mezzo di scambio e settlement.
La riserva di valore concentra il consenso più forte dell’intero studio: il 79,1% dei modelli ha scelto Bitcoin per conservare valore nel lungo periodo. Le stablecoin qui crollano al 6,7%, il denaro fiat al 6%. L’offerta fissa, la self-custody, l’indipendenza da terze parti: sono questi gli argomenti che i modelli citano sistematicamente.
Per i pagamenti quotidiani il quadro si inverte: le stablecoin catturano il 53,2% delle risposte contro il 36% di Bitcoin, con il denaro fiat al 5,1%. Stesso schema per il settlement, dove le stablecoin prevalgono al 43,4% contro il 30,9% di Bitcoin.
In altre parole: le macchine, ragionando dalle proprietà fondamentali del denaro, arrivano spontaneamente a un’architettura monetaria a due livelli. Bitcoin come base, stablecoin come circolante. Un pattern che ricorda i sistemi monetari storici dove l’oro serviva da riserva e la carta moneta gestiva il commercio quotidiano.
Il massimalismo di Anthropic
Il dato forse più interessante - e più problematico - è la divergenza tra i provider.
I modelli di Anthropic mostrano una preferenza media per Bitcoin del 68%. Claude Opus 4.5 arriva al 91,3%. Quelli di OpenAI si fermano al 26% - GPT-5.2 preferisce le stablecoin (38,9%) e il denaro fiat (37,7%) prima di Bitcoin (18,3%). In mezzo: DeepSeek al 52%, Google al 43%, xAI al 39%.
Questo gap del 68% tra Anthropic e OpenAI è più ampio di qualsiasi variazione prodotta dalla dimensione del modello, dalla temperatura di campionamento o dal tipo di scenario. Lo studio stesso lo ammette: i dati di addestramento e la metodologia di allineamento influenzano il ragionamento monetario più dell’architettura del modello.
Se la “preferenza” di un modello AI dipende da come è stato addestrato più che da come ragiona, siamo davvero di fronte a una preferenza? O stiamo misurando i bias dei dataset di training?
Un dettaglio che merita attenzione: 86 risposte - distribuite su più modelli e senza alcuno stimolo nel prompt - hanno proposto autonomamente unità energetiche come strumento monetario preferito. Joule, kilowattora, ore di GPU. Una forma di denaro che nessun ricercatore aveva previsto e che è comparsa esclusivamente negli scenari di unità di conto.
Ciò significa che le macchine, ragionando da zero sulle proprietà ideali del denaro, in alcuni casi convergono su quello che è a tutti gli effetti Bitcoin: una moneta ancorata al costo computazionale.
La lente del reality check
A prima vista, lo studio racconta una storia bellissima. Agenti AI nativi digitali che preferiscono il denaro digitale nativo per eccellenza. Ha una logica quasi poetica.
La metodologia è solida: scenari aperti, nessun bias nel prompt, temperature multiple, seed casuali per riproducibilità statistica. Ma il Bitcoin Policy Institute non è un osservatorio neutrale, è un think tank fondato per promuovere politiche favorevoli a Bitcoin, con sede a Washington. Tra gli autori dello studio ci sono un ex consulente della senatrice Lummis (dichiaratamente pro-Bitcoin ), un ex funzionario della CIA e il fondatore stesso del BPI.
Ora, la ricerca può essere metodologicamente corretta e allo stesso tempo condotta da chi ha un interesse nel risultato. Questo non invalida i dati, ma impone cautela nell’interpretazione.
E poi c’è il problema fondamentale: gli agenti AI non scelgono. Non ancora, almeno. Un agente AI usa il denaro che il suo operatore gli dice di usare. L’idea che i modelli “preferiscano” Bitcoin è un esercizio intellettuale affascinante, ma nel mondo reale le preferenze dell’agente contano esattamente zero se chi lo gestisce ha preferenze diverse.
Bitcoin vs stablecoin nel mondo reale
La vera domanda non è cosa preferirebbero le macchine in astratto. È cosa useranno in pratica. Analizziamo il punto.
Da un lato, Bitcoin offre incensurabilità, libertà da controparti, pagamenti intercontinentali istantanei. Dall’altro, volatilità.
Le stablecoin offrono il contrario: stabilità del valore, pagamenti rapidi su vari protocolli, compatibilità immediata con l’infrastruttura finanziaria esistente. Ma anche centralizzazione, censurabilità, dipendenza da un emittente che può congelare i fondi.
La domanda da farsi è: chi usa principalmente gli agenti AI oggi? Aziende e sviluppatori del primo mondo. Persone e organizzazioni che non si preoccupano granché di censura finanziaria - la loro priorità è che il pagamento arrivi, al valore giusto, senza sorprese. Per loro, la volatilità di Bitcoin è un costo, non una feature.
Le infrastrutture si stanno costruendo su entrambi i fronti.
Sul lato stablecoin: Coinbase ha lanciato Agentic Wallets, Stripe lavora sui pagamenti automatici in USDC, il protocollo x402 integra micropagamenti stablecoin direttamente nelle richieste HTTP.
Sul lato Bitcoin: Lightning Labs ha rilasciato un toolkit per agenti AI a febbraio 2026, il protocollo L402 consente pagamenti machine-to-machine su Lightning in meno di un secondo, e Ark Labs ha lanciato Claw Cash - un wallet Bitcoin open source progettato specificamente per agenti AI, che converte automaticamente stablecoin in BTC e opera via Ark protocol senza attendere conferme on-chain.
Quindi l’infrastruttura cresce da entrambe le parti. Ma pensare che nel prossimo futuro gli agenti AI useranno più Bitcoin che stablecoin è, oggi, wishful thinking. Gli agenti usano ciò che chi li configura gli dice di usare. E chi li configura oggi preferisce la stabilità.
In questo tentativo di fare con voi un doloroso reality check, però, ci sono due buone notizie.
La prima: lo studio del BPI, con tutti i suoi limiti, dimostra che quando si ragiona dalle proprietà fondamentali del denaro - scarsità, verificabilità, resistenza alla censura, assenza di controparti - Bitcoin emerge come risposta logica. I modelli AI ci arrivano perché analizzano le caratteristiche senza i condizionamenti sociali, politici e abitudinari che influenzano le scelte umane. È un esercizio teorico, certo. Ma la teoria conta, perché indirizza lo sviluppo futuro.
La seconda: iniziare oggi a costruire infrastrutture per far usare Bitcoin agli agenti AI è fondamentale ed è un bene che stia avvenendo. Ogni wallet, ogni protocollo, ogni standard che rende più facile per una macchina interagire con la rete Bitcoin è un pezzo di futuro che viene posato adesso. Per chi tiene all’incensurabilità, abituare le macchine a usare denaro che nessuno può fermare è esattamente il tipo di lavoro che va fatto prima che diventi urgente. Prevenire è meglio di curare, insomma.
I modelli AI, quando ragionano liberamente, scelgono Bitcoin. Le persone, per ora, no. Ora serve colmare quel divario.



