Fermata #288 - L'ultima scarsità
Block taglia il 40% della forza lavoro in un colpo solo per migliorare l'efficienza con l'automazione. In un mondo in cui l'intelligenza artificiale renderà tutto abbondante, cosa conserverà valore?
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Giovedì 26 febbraio 2026 potrebbe essere ricordato come il giorno in cui il futuro ha smesso di essere un’ipotesi.
Jack Dorsey, co-fondatore di Twitter e Ceo di Block - la società che controlla Square, Cash App, Afterpay e la piattaforma di streaming Tidal - ha annunciato il licenziamento del 40% della forza lavoro. Oltre 4.000 persone su 10.000. Non gradualmente, come avevano fatto altre aziende tecnologiche negli ultimi anni. Tutto in una volta.
La peculiarità di questo taglio netto è che non avviene per difficoltà finanziarie. Al contrario: l’utile lordo di Block è cresciuto del 24% nell’ultimo anno, raggiungendo i $10,36 miliardi. Nel solo mese di dicembre 2025, l’azienda ha generato un 1 miliardo di profitto lordo. Il business, come ha scritto Dorsey nella sua lettera agli azionisti, “è forte”.
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Il motivo dichiarato è un altro, e Dorsey non ha usato mezzi termini: “Qualcosa è cambiato. stiamo già vedendo che gli strumenti che stiamo creando e utilizzando, insieme a team più piccoli e più piatti, stanno consentendo un nuovo modo di lavorare che cambia radicalmente ciò che significa costruire e gestire un’azienda. E questo sta accelerando rapidamente.”
L’azienda punta ora a generare $2 milioni di profitto lordo per dipendente - quattro volte l’efficienza pre-Covid. Siamo di fronte all’ammissione che gran parte del lavoro svolto da esseri umani fino a ieri può essere fatto da macchine oggi.
Non è il primo licenziamento di massa attribuito all’AI. Pinterest, CrowdStrike, Chegg e decine di altre aziende hanno fatto annunci simili negli ultimi mesi. Ma quello di Block è diverso. È il primo in cui un Ceo di una grande azienda tecnologica quotata lo dichiara apertamente, senza nascondersi dietro eufemismi come “ristrutturazione”, “ottimizzazione delle risorse” o “adattamento alle condizioni di mercato”.
Il titolo Block è salito del 24% in after-hours. Wall Street ha premiato l’efficienza.
La quarta inversione
Emad Mostaque, fondatore di Stability AI e autore del recente saggio The Last Economy, descrive la storia economica dell’umanità come una serie di “inversioni”, momenti in cui la fonte fondamentale del valore economico si è ribaltata.
Secondo lui, la prima inversione avvenne quando la terra smise di essere tutto. Per 10.000 anni, controllare la terra significava controllare il mondo. I Faraoni misuravano il loro potere in pianure alluvionali, i Romani in campi di grano. Poi, intorno al 1780, James Watt perfezionò la macchina a vapore. Nel giro di decenni, un brillante mercante senza terra era più potente di un re sciocco con campi fertili. Il valore si era spostato da ciò che si possedeva a ciò che si poteva organizzare.
La seconda inversione arrivò quando le mani divennero obsolete. L’era della dominanza del lavoro durò due secoli, abbastanza da sembrare permanente. Sindacati, diritti, la giornata di otto ore. Ma nel 1947, i Bell Labs inventarono il transistor. Entro il 1980, un computer poteva gestire una linea di produzione. Nel 1920, lo stabilimento Ford di River Rouge impiegava 100.000 operai. Nel 1990, produceva più auto con 5.000. Il valore si era spostato dal lavoro al capitale.
La terza inversione fu più sottile: il capitale stesso divenne effimero. Nel 1998, Kodak impiegava 170.000 persone e valeva $31 miliardi. Nel 2012, Facebook comprò Instagram per un miliardo. Instagram aveva 13 dipendenti. Niente fabbriche, niente inventario, niente prodotti fisici. Solo la capacità di organizzare l’attenzione umana su scala. L’intera industria fotografica evaporò in meno di un decennio. Non perché la gente smise di fare foto, ma perché iniziò a farne infinite. La scarsità che dava valore alle foto svanì.
Ora siamo alla quarta inversione. Quella finale. Quella da cui non c’è ritorno.
Il 30 novembre 2022, OpenAI ha rilasciato ChatGPT al pubblico. Un milione di utenti in cinque giorni. Cento milioni in due mesi. L’adozione più rapida di qualsiasi tecnologia nella storia umana. Ma la velocità non è ciò che conta. Ciò che conta è il significato. Per tutta la storia dell’umanità, l’intelligenza era una forma di lavoro - scarsa e rinchiusa nei crani umani. Ora, per la prima volta, l’intelligenza è diventata una forma di capitale. Può essere copiata all’infinito. Migliora in modo ricorsivo.
All’inizio del 2024, uno scrittore statunitense medio guadagnava circa 45 dollari l’ora. A marzo 2024, l’accesso API ai grandi modelli linguistici permetteva di generare una bozza di 750 parole per circa sei centesimi.
La trappola dell’abbondanza
Nel 2020, l’imprenditore canadese Jeff Booth ha pubblicato The Price of Tomorrow: Why Deflation is the Key to an Abundant Future. La tesi centrale è molto semplice: la tecnologia è deflativa per natura. Ogni innovazione riduce il costo di produzione di beni e servizi.
Booth ha portato esempi concreti. Il costo di un televisore a schermo piatto è crollato del 90% in vent’anni mentre la qualità è aumentata esponenzialmente. Il costo di sequenziare un genoma umano è passato da $3 miliardi nel 2003 a meno di $1.000 oggi. La memoria digitale - hard disk, ssd, ecc. - costa oggi una frazione infinitesimale di quanto costava negli anni ‘90.
Il problema, secondo Booth, è che abbiamo costruito un sistema economico che richiede inflazione perpetua per funzionare. Le banche centrali creano moneta dal debito. Oltre il 90% del denaro in circolazione nasce quando le banche commerciali emettono prestiti. Il debito richiede crescita per essere ripagato. La crescita richiede che i prezzi salgano, non scendano. Ma la tecnologia spinge nella direzione opposta.
Ora l’intelligenza artificiale sta accelerando questo processo a velocità esponenziale. Il costo marginale dell’intelligenza - quella risorsa che per millenni è stata il monopolio esclusivo del cervello umano - sta tendendo a zero.
Mostaque chiama questo fenomeno “Abundance Trap” - la trappola dell’abbondanza. Stiamo per raggiungere la post-scarsità nel regno dell’intelligenza, e il nostro sistema economico basato sulla scarsità elaborerà questa abbondanza come povertà.
Il paradosso è evidente nei numeri. I mercati azionari sono ai massimi storici. Il Pil cresce. La disoccupazione ufficiale è bassa. Secondo tutti i parametri che i nostri leader osservano, non siamo mai stati così prosperi. Ma la soddisfazione di vita è ai minimi storici. Le “deaths of despair” - suicidi, overdose, alcolismo - sono a livelli epidemici. Un’intera generazione non può permettersi una casa o mettere su famiglia. Siamo più ricchi sulla carta e più poveri nello spirito di quanto siamo mai stati nella storia moderna. A questo proposito, consiglio vivamente lo speech di Jack Mallers, Ceo di Strike, alla conferenza BTCPrague del 2025.
Questa disconnessione, scrive Mostaque, “è la prima sirena di un paradigma che sta collassando. Abbiamo costruito una civiltà così perfettamente al contrario che il nostro più grande trionfo sta diventando il nostro evento di estinzione.”
La frattura metabolica
C’è un concetto che Mostaque introduce nel suo saggio e che merita particolare attenzione: il “Metabolic Rift” - la frattura metabolica.
Per 10.000 anni, tutto il lavoro economico è stato svolto da motori metabolici chiamati esseri umani. Abbiamo bisogno di cibo, riparo, riposo. Abbiamo bisogno di una complessa struttura sociale per funzionare: famiglie, comunità, istituzioni. L’intera sovrastruttura di salari, prezzi e denaro è stata costruita su questa fondazione termodinamica non negoziabile. Il capitale aveva bisogno del lavoro. Il lavoro aveva bisogno di calorie. Questo era il grande patto.
L’intelligenza artificiale rompe questo patto. Un AI non ha bisogno di sostentamento. Un robot non ha bisogno di riparo. Non hanno bisogno di ferie, di assistenza sanitaria, di formazione continua, di motivazione. Non formano fazioni in ufficio. Non interpretano le istruzioni come critiche personali. Non lasciano l’azienda per offerte migliori. Hanno bisogno solo di elettricità.
Abbiamo creato una forma di lavoro che Mostaque chiama “lavoro non-metabolico”.
Il lavoro umano, con il suo enorme overhead di biologia e cultura, non può competere sul prezzo con il lavoro del silicio, che non ne ha. Quando il costo marginale del lavoro cognitivo si avvicina al prezzo dell’elettricità, il valore di una mente umana - in termini puramente economici - collassa.
Le inversioni precedenti lasciavano sempre una via di fuga
Quando la terra divenne meno importante del lavoro, gli umani divennero lavoratori. Quando il lavoro divenne meno importante del capitale, gli umani divennero knowledge worker, utilizzarono la loro intelligenza. Ma quando l’intelligenza umana diventa meno importante dell’AI, gli umani diventano... cosa?
Si potrebbe pensare di rispondere: “Addestratori e supervisori di AI”. Ma questo è transitorio nel migliore dei casi. I sistemi AI stanno già addestrando altri sistemi AI. La supervisione umana è un collo di bottiglia che il sistema sta attivamente cercando di eliminare.
La risposta onesta è: non lo sappiamo. Per la prima volta nella storia economica, affrontiamo un’inversione senza un evidente luogo di atterraggio. Siamo la generazione che vivrà attraverso la discontinuità. Gli ultimi umani a ricordare quando il pensiero umano aveva valore economico. I primi a scoprire cosa viene dopo.
Il prezzo del domani
Torniamo a Jeff Booth. La sua analisi partiva da un’osservazione semplice: se la tecnologia riduce costantemente i costi di produzione, i prezzi dovrebbero scendere. In un mercato libero, la deflazione tecnologica si tradurrebbe in prezzi più bassi per i consumatori. Produrremmo di più con meno risorse, e il beneficio si diffonderebbe a tutti.
Ma non è quello che è successo. I prezzi sono saliti. Le case costano di più, non di meno, nonostante le tecnologie costruttive siano migliorate. L’istruzione costa di più, non di meno, nonostante la conoscenza sia più accessibile che mai. La sanità costa di più, non di meno, nonostante i progressi medici.
La ragione è che le banche centrali hanno sistematicamente compensato la deflazione tecnologica con l’inflazione monetaria. Ogni volta che la tecnologia riduceva i costi, la banca centrale stampava abbastanza denaro da far salire i prezzi nominali. Il risultato è stato un trasferimento di ricchezza: il valore creato dalla tecnologia è stato catturato da chi possiede asset finanziari, non da chi produce o consuma.
L’intelligenza artificiale porta questo paradosso al punto di rottura. Se le macchine possono fare quasi tutto il lavoro cognitivo, la produttività crescerà esponenzialmente. Ma nel sistema attuale, questo si tradurrà in disoccupazione di massa e ulteriore concentrazione di ricchezza.
Cosa resta scarso?
In un mondo in cui quasi nulla è autenticamente scarso, cosa avrà ancora valore?
Proviamo a scorrere le opzioni.
Oro
La sua offerta limitata sulla Terra lo ha reso la base naturale per il denaro. Ma l’oro è scarso solo sul nostro pianeta. Gli asteroidi del nostro sistema solare contengono quantità di metalli preziosi che farebbero crollare qualsiasi prezzo terrestre. L’asteroide 16 Psyche, già obiettivo di una missione NASA, contiene ferro, nichel e oro per un valore stimato di $10.000 quadrilioni - più di tutto il Pil mondiale prodotto nella storia dell’umanità. SpaceX sta riducendo il costo di accesso allo spazio a velocità vertiginosa. Il mining asteroidale non è fantascienza. La scarsità dell’oro è una questione di “quando”, non di “se”.
Immobili
Qui la situazione è più sfumata. La terra è effettivamente limitata, specialmente nelle posizioni desiderabili. Ma il valore degli immobili non è solo terra - è costruzione, materiali, manodopera, energia. Se i robot possono costruire case senza supervisione umana, se i materiali possono essere prodotti a costo marginale decrescente, se l’energia diventa praticamente gratuita grazie alla fusione o al solare avanzato, il costo delle abitazioni tenderà a scendere. Rimarrà il valore della posizione - la vicinanza a centri urbani, a bellezze naturali, a comunità desiderabili. Ma questo è un valore di scarsità relativa, non assoluta.
Energia
Guerre combattute per il petrolio. Economie costruite intorno all’accesso alle risorse energetiche. Ma il solare sta raggiungendo costi così bassi da rendere l’energia praticamente gratuita in molte regioni. La fusione nucleare, a lungo promessa e mai realizzata, sta finalmente mostrando progressi concreti. In un futuro di energia abbondante, cosa rimane scarso?
In mezzo a questo panorama di scarsità che evaporano, c’è un’anomalia. Qualcosa che non segue le regole. Qualcosa che rimane irriducibilmente scarso anche in un mondo di abbondanza totale. Avete capito a cosa mi riferisco.
Mostaque, nel suo saggio, critica Bitcoin. Scrive che il suo meccanismo di Proof of Work “consuma l’energia di una nazione solo per proteggere il suo registro” e che la sua “natura deflativa incentiva l’accumulo piuttosto che la circolazione, affamando il sistema delle stesse interazioni che costruiscono intelligenza e capitale di rete”.
È una critica comune e - come spesso accade quando si tratta di Bitcoin - priva di fondamento. Come dire: non tutti sono perfetti, nemmeno Mostaque.
Bitcoin è l’unica forma di scarsità digitale verificabile che esista.
Non è una scarsità derivata dalle limitazioni fisiche, che la tecnologia può superare. Ogni scarsità fisica è semplicemente un problema di ingegneria.
Non è una scarsità imposta artificialmente, che un’autorità può rimuovere. Le banche centrali possono decidere di stampare più denaro in qualsiasi momento. I governi possono cambiare le regole. Ogni scarsità istituzionale è semplicemente una questione di volontà politica.
Bitcoin è una scarsità matematica. È codificata nel protocollo. Non può essere alterata senza il consenso di una rete distribuita di nodi indipendenti che non hanno alcun incentivo ad alterarla. I 21 milioni di bitcoin che esisteranno mai non sono una promessa di un’azienda o di un governo. Sono una proprietà matematica del sistema, verificabile da chiunque.
Stiamo parlando dell’unica scarsità ad essere immune al progresso tecnologico.
È l’esatto opposto di tutto il resto. Il costo di quasi tutto tende a zero con sufficiente progresso tecnologico, ma il costo marginale per produrre un bitcoin non può tendere a zero: nemmeno se gli Asic diventassero esponenzialmente più efficienti e, contemporaneamente, più economici. Ci sarebbe il meccanismo dell’aggiustamento della difficoltà a mantenere l’offerta fissa.
In un futuro in cui la tecnologia rende tutto abbondante, Bitcoin potrebbe rappresentare l’unico ancoraggio - l’unica certezza matematica in un mondo di variabili impazzite.
Mostaque nel suo saggio chiede: “Ora che non devi più fare nulla per sopravvivere, cosa sceglierai di essere?”
È una bella domanda, ma forse ce n’è una più urgente.
In un mondo dove quasi tutto sta diventando abbondante, in cosa conserverai il frutto delle tue scelte?
La finestra per posizionarsi sta diventando sempre più stretta perché il mondo che conoscevamo sta finendo e quello che verrà avrà regole diverse.




