Fermata #284 - Il poliziotto buono della Fed
Trump nomina Kevin Warsh alla guida della Federal Reserve. Per il banchiere, Bitcoin è un “poliziotto delle politiche monetarie”, non un competitor del dollaro. Ha ragione solo a metà.
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Cambiare il macchinista non cambia la direzione del treno.
Venerdì 30 gennaio Donald Trump ha annunciato su Truth Social la nomina di Kevin Warsh come prossimo presidente della Federal Reserve, in sostituzione di Jerome Powell il cui mandato scadrà a maggio. “Lo conosco da molto tempo e non ho dubbi che passerà alla storia come uno dei GRANDI presidenti della Fed, forse il migliore”, ha scritto.
Warsh, 55 anni, non è un volto nuovo per la banca centrale americana: dal 2006 al 2011 è stato il più giovane governatore nella storia della Fed, nominato da George W. Bush. Durante la crisi finanziaria del 2008 ha fatto da collegamento tra la Fed e Wall Street, partecipando a operazioni come la vendita di Bear Stearns a JPMorgan. Si è poi dimesso nel 2011 in aperto dissenso con le politiche di tassi a zero e quantitative easing di Ben Bernanke, guadagnandosi la reputazione di “falco dell’inflazione”.
L’elemento che più ci interessa, però, è che Warsh è uno dei pochi banchieri centrali ad aver parlato pubblicamente di Bitcoin in termini non ostili.
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L’indipendenza di facciata
La nomina di Warsh arriva al culmine di uno scontro istituzionale non indifferente tra la Casa Bianca e la Federal Reserve. Per comprenderne la portata, vale la pena ripercorrere le tappe di quello che Powell stesso ha definito un attacco all’indipendenza della banca centrale.
Trump non ha mai digerito la politica monetaria di Powell. Già durante il primo mandato lo aveva definito “una minaccia più grande del presidente cinese Xi Jinping”. Nel secondo mandato i toni si sono fatti incendiari: lo scorso agosto, su Truth Social, Trump ha scritto: “Jerome ‘Too Late’ Powell, uno STUPIDO ostinato, deve abbassare sostanzialmente i tassi d’interesse, ORA. Se continua a rifiutarsi, il Board dovrebbe assumere il controllo”.
Ma le parole non sono bastate. A gennaio il Dipartimento di Giustizia, guidato da Jeanine Pirro, stretta alleata di Trump, ha notificato alla Fed dei mandati di comparizione davanti al gran giurì, minacciando un’incriminazione penale di Powell. Il pretesto? I costi lievitati della ristrutturazione del quartier generale della Fed a Washington, passati da 1,9 a 2,5 miliardi di dollari.
Powell, in una risposta insolitamente diretta, ha definito l’indagine un “pretesto” per costringere la Fed ad abbassare i tassi secondo i desideri del Presidente. “La minaccia di accuse penali è una conseguenza del fatto che la Federal Reserve fissa i tassi di interesse sulla base della nostra migliore valutazione di ciò che servirà al pubblico, piuttosto che seguire le preferenze del Presidente”, ha dichiarato in un video pubblico l’11 gennaio.
Lo scontro è arrivato fino alla Corte Suprema. Trump ha tentato di rimuovere la governatrice Lisa Cook con accuse di frode ipotecaria - accuse che lei nega e che molti interpretano come un tentativo di piazzare un membro più allineato alle richieste della Casa Bianca. Powell si è presentato di persona all’udienza, definendola “forse il caso legale più importante nei 113 anni di storia della Fed”.
In sostanza, Trump vuole una Fed che risponda ai suoi ordini. E la nomina di Warsh va letta in questo contesto.
Warsh su Bitcoin: il poliziotto che non arresta nessuno
In un’intervista alla Hoover Institution del 2024, Warsh ha offerto una delle analisi più articolate su Bitcoin mai pronunciate da un potenziale presidente della Fed. Vale la pena riportarne i passaggi chiave.
Quando l’intervistatore Russ Roberts ha evocato le parole del defunto Charlie Munger, che definiva Bitcoin “malvagio” perché mina il controllo della Federal Reserve, Warsh ha risposto: “Bitcoin non mi rende nervoso [...] Bitcoin non mi preoccupa, lo considero un asset importante che può aiutare i policymaker a capire quando stanno facendo le cose giuste e quando sbagliano”.
E ancora: “Penso che possa essere spesso un ottimo poliziotto delle politiche monetarie“.
L’intuizione è corretta. Quando la Fed stampa denaro a piacimento, quando i deficit pubblici esplodono senza conseguenze apparenti, il prezzo di Bitcoin in dollari tende a salire. È un segnale di mercato che dice: “La vostra moneta si sta svalutando”. In questo senso, Bitcoin funziona effettivamente come meccanismo di accountability - una sorta di termometro della febbre monetaria.
Warsh ha anche riconosciuto che Bitcoin rappresenta “il software più nuovo e interessante che ci permetterà di fare cose che non avremmo mai potuto fare prima”, e ha rifiutato di demonizzare la tecnologia: “Il software può essere usato per il bene o per il male? Sì, entrambi, come tutti i software”.
Fin qui, tutto bene. Ma poi arriva l’errore, obbligato per un futuro banchiere centrale.
“Non è un sostituto del dollaro”, ha dichiarato Warsh.
Dire che Bitcoin non è un competitor del dollaro significa fraintendere la natura stessa della competizione monetaria.
Bitcoin e dollaro competono per lo stesso ruolo: riserva di valore. Ogni satoshi accumulato è un dollaro non detenuto. Ogni persona che sceglie di risparmiare in bitcoin invece che in dollari sta votando con il proprio capitale contro la politica monetaria della Fed.
Warsh sembra considerare Bitcoin come un semplice indicatore, un campanello d’allarme che suona quando i banchieri centrali sbagliano. Ma Bitcoin è molto più di un termometro: è la medicina che cura la malattia che il termometro misura.
Il problema non è se la Fed gestisce bene o male la politica monetaria. Il problema è la Fed stessa - l’idea che un comitato di funzionari non eletti possa decidere il costo del denaro per centinaia di milioni di persone, che possa creare valuta dal nulla per finanziare deficit governativi, che possa manipolare i tassi d’interesse distorcendo i segnali di mercato.
Bitcoin non è un poliziotto che aiuta la Fed a fare meglio il suo lavoro. Bitcoin è l’alternativa a un sistema che, per sua natura, non può funzionare. L’inflazione non è un incidente di percorso: è la caratteristica fondamentale di un sistema monetario basato sul debito e sulla creazione illimitata di moneta.
Warsh, da buon banchiere centrale, non può ammettere questa realtà. Ammetterla significherebbe riconoscere che la sua intera carriera si è svolta all’interno di un sistema intrinsecamente difettoso.
Cosa aspettarsi?
Detto ciò, cosa sarebbe razionale aspettarsi dalla nomina di Warsh?
Sul fronte regolamentare, Warsh ha mostrato un atteggiamento pragmatico. Ha sottolineato che lo sviluppo software di Bitcoin avviene principalmente negli Stati Uniti e che questo rappresenta un vantaggio competitivo da preservare. Ha anche espresso posizioni favorevoli a un quadro normativo chiaro per gli asset digitali. Questo potrebbe tradursi in un ambiente meno ostile per le aziende del settore rispetto all’era Gensler alla SEC.
Sul fronte monetario, la situazione è più complessa. Warsh è storicamente un falco: durante la crisi del 2008 continuava a mettere in guardia sui rischi inflazionistici. Tuttavia, nelle ultime settimane ha modificato le sue posizioni per allinearsi alle richieste di Trump, sostenendo che i guadagni di produttività dell’intelligenza artificiale giustificherebbero tagli aggressivi dei tassi.
C’è poi la questione dell’approvazione istituzionale. Un presidente della Fed che parla di Bitcoin come di un “asset importante” anziché come di una minaccia potrebbe accelerare l’adozione da parte di investitori istituzionali ancora timorosi. Le parole di Warsh offrono una sorta di legittimazione: se persino il capo della Fed riconosce che Bitcoin ha un ruolo nel sistema finanziario, perché un fondo pensione dovrebbe avere paura di allocarvi una piccola percentuale?
Kevin Warsh rappresenta probabilmente il miglior presidente della Fed possibile per i bitcoiner, ma c’è pur sempre un piccolissimo dettaglio. Resta un banchiere centrale. E il suo compito sarà gestire al meglio un sistema che, per definizione, non può essere gestito bene. La pianificazione centrale della moneta non funziona, non perché i pianificatori siano incompetenti, ma perché nessuno possiede le informazioni necessarie per stabilire il “giusto” prezzo del denaro.
Warsh potrà essere il miglior pilota possibile, ma sta guidando un aereo con un difetto strutturale. Prima o poi, quell’aereo è destinato a schiantarsi. La buona notizia è che esiste un’alternativa.




