Fermata #283 - L'arroganza della tecnocrazia
Davos Caput Mundi: in Svizzera va in scena lo scontro tra la banca centrale francese e Coinbase sulla natura di Bitcoin e, per una volta, a questa newsletter tocca elogiare Brian Armstrong
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Nuovo capitolo tra le meraviglie del Wef.
Durante un panel del World Economic Forum 2026 a Davos, è andato in scena un colorito scambio di battute tra Brian Armstrong, co-fondatore e Ceo di Coinbase, e François Villeroy de Galhau, Governatore della Banque de France. Al centro del dibattito: la natura di Bitcoin e il tema della fiducia nel denaro.
Armstrong è noto per non essere certo vicino alle posizioni massimaliste, ma per una volta si è trovato a difendere Bitcoin dalle magnifiche sparate del banchiere centrale. Come dire, tra il cattivo e il cattivissimo, meglio il cattivo.
Quest’ultimo, in un intervento punteggiato da sorrisi di scherno compiaciuto, ha ripetuto diversi luoghi comuni dando prova di sorprendente impreparazione sull’argomento. Armstrong, dal canto suo, ha replicato con tono pacato ma fermo, smentendo efficacemente le dichiarazioni del governatore. Il risultato è stato un botta-e-risposta dal forte valore simbolico: da una parte un esponente della tecnocrazia del sistema fiat, dall’altra un esponente dell’industria crypto (non capite il dolore che provo alle dita nel scriverlo, nda) che – con tutti i suoi limiti – ha saputo difendere Bitcoin - mi duole di nuovo dirlo - dignitosamente.
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I sempiterni “emittenti privati”
La scintilla è scoccata quando Villeroy de Galhau ha messo in dubbio la credibilità di Bitcoin, affermando che la fiducia nel denaro dovrebbe provenire da istituzioni pubbliche e regolamentate, non da soggetti privati. “Mi fido più delle banche centrali indipendenti con un mandato democratico che degli emittenti privati di Bitcoin”, ha detto. In sostanza, secondo Villeroy le banche centrali meritano maggiore fiducia rispetto a Bitcoin, perché queste godono di indipendenza ed hanno un mandato conferito democraticamente: ma quando? Ma dove? In che Paese? Con quale voto?
Quanto agli emittenti privati, il governatore sembra aver confuso Bitcoin con le stablecoin o altre criptovalute emesse da aziende private, riproponendo così luoghi comuni già sentiti nel dibattito pubblico.
Certo, il nostro amico Villeroy ci aveva già abituato a uscite creative. Nel 2017 aveva dichiarato che “bitcoin non è in alcun modo una valuta, o nemmeno una criptovaluta”. Questa, cari lettori, è nuova anche a me. L’accostamento alle criptovalute è sempre stato un must. “È un asset speculativo - aveva continuato - il cui valore e la cui estrema volatilità non hanno fondamento economico”. E va be’, questo lo dice chiunque. Puoi fare di meglio, François.
Queste affermazioni tradiscono una certa impreparazione sul tema. Definire Bitcoin come moneta “privata” emessa da qualcuno significa ignorare la sua struttura decentralizzata.
Di fronte alle lectio magistralis del governatore francese, Brian Armstrong non è rimasto in silenzio. Riuscendo a celare la sua anima da shitcoiner e affinity scammer di pregiatissima fattura, con calma e in modo argomentato, il Ceo di Coinbase ha smentito punto per punto le tesi di Villeroy.
Bitcoin è un protocollo decentralizzato, privo di un qualsiasi emittente centrale, ha spiegato. Ma il fendente è stato tirato proprio sull’indipendenza: quella di Bitcoin, ha rinfacciato al transalpino, supera quella delle banche centrali. “Bitcoin è ancora più indipendente”, perché “non c’è alcun Paese, azienda o individuo che lo controlli nel mondo”. Una stoccata elegante: Bitcoin non dipende da politici o tecnocrati, ma dalle sole leggi matematiche che ne governano il protocollo.
La competizione tra Bitcoin e le valute fiat è sana. Secondo Armstrong è positivo che esista una scelta: “Penso che sia una competizione salutare, perché se le persone possono decidere in cosa avere più fiducia, ciò rappresenta il più grande meccanismo di responsabilizzazione sulla spesa in deficit”. In pratica, la presenza di Bitcoin introduce accountability per i governi: sapendo che i cittadini possono optare per una moneta alternativa non inflazionabile, i policy maker potrebbero essere disincentivati dall’abusare di politiche monetarie espansive. Questa affermazione di Armstrong ha strappato una risata di sufficienza a Villeroy, indice di quanto l’idea di Bitcoin come meccanismo di disciplina risulti ilare per un banchiere centrale che, notoriamente, non ha mai a che fare con l’accountability.
Armstrong, insomma, ha fatto chiarezza. Non che sia diventato all’improvviso un paladino Bitcoin only, ma la sua difesa in questo frangente coincide semplicemente con la realtà. Probabilmente anche un osservatore neutrale, con una conoscenza basilare del funzionamento di Bitcoin, avrebbe potuto controbattere in modo simile di fronte a certe affermazioni.
Per noi appassionati di Bitcoin e crypto-scettici - alzi la mano chi, tra voi nuovi iscritti, non si senta spaesato da questo passaggio. In bocca al lupo per la lettura delle precedenti 282 fermate - questo scontro verbale offre un piccolo schadenfreude: vedere un banchiere centrale messo alle strette sul tema della moneta decentralizzata proprio da chi meno te lo aspetti. È anche un promemoria che la verità su Bitcoin, alla fine, si fa strada nonostante bias e incomprensioni: non ha importanza chi la pronunci, importa che venga detta chiaramente. In questo caso è toccato a Brian Armstrong, con nostra (rosicata) soddisfazione, ricordare al rappresentante della tecnocrazia fiat che Bitcoin non solo esiste, ma incarna un modello di fiducia alternativo e, piaccia o no, indipendente.





Direi che Armstrong gli abbia impartito una lezione direi magistrale,alla faccia del DR.Aghi...e gli scammer inflazionistici delle banche centrali